START // Tecnologie informatiche al servizio di archivi e biblioteche: rivoluzione o evoluzione?

Sommario articolo

L’articolo analizza l’impatto delle tecnologie informatiche su archivi e biblioteche, mostrando un’evoluzione profonda più che una rottura. Descrive sistemi gestionali, digitalizzazione, AI e Linked Data, e come cambiano competenze e ruoli professionali. Propone master e corsi di specializzazione per giovani laureati, illustrando i principali sbocchi in istituzioni culturali, PA, privato e digital humanities.

Tecnologie informatiche e patrimonio documentario: un cambiamento epocale

Le tecnologie informatiche al servizio di archivi e biblioteche stanno trasformando in profondità il modo in cui la memoria documentaria viene organizzata, descritta, conservata e resa accessibile. Ma siamo davvero di fronte a una rivoluzione digitale, o piuttosto a una lenta e continua evoluzione di pratiche archivistiche e biblioteconomiche consolidate?

Per i giovani laureati interessati a costruire una carriera in questo settore, comprendere la natura di questo cambiamento è fondamentale: le tecnologie non sono più un semplice supporto operativo, ma il contesto in cui nascono, vivono e vengono fruiti documenti e informazioni. Di conseguenza, le competenze richieste ai professionisti di archivi e biblioteche stanno cambiando rapidamente, aprendo nuove opportunità di formazione post laurea e interessanti sbocchi professionali ibridi tra umanistico e digitale.

Dall'analogico al digitale: evoluzione, non rottura

Per capire se si tratti di rivoluzione o evoluzione, è utile ripercorrere le tappe principali dell'integrazione delle tecnologie informatiche in archivi e biblioteche. Contrariamente a narrazioni talvolta semplicistiche, il passaggio al digitale non ha cancellato il passato, ma lo ha ri-significato e reso più complesso.

Le prime automazioni: il gestionale prima del web

Già dagli anni '70 e '80, le biblioteche cominciano ad adottare sistemi di automazione per la gestione dei cataloghi (OPAC, Integrated Library System), sostituendo gradualmente le schede cartacee con database strutturati. Per gli archivi, l'introduzione di strumenti informatici per la descrizione dei fondi e la gestione delle serie documentarie rappresenta un primo salto qualitativo: non è ancora la rivoluzione della fruizione online, ma è una profonda evoluzione dei processi interni.

Il web e la svolta dell'accesso remoto

Con la diffusione di Internet, a partire dagli anni '90, si apre una nuova fase: i cataloghi migrano online, nascono i primi portali di archivi e biblioteche, si sviluppano standard di descrizione interoperabili (MARC, EAD, Dublin Core). L'attenzione si sposta dalla sola catalogazione interna alla visibilità esterna e all'accesso remoto alle informazioni.

È qui che il professionista dell'informazione inizia a confrontarsi con temi oggi centrali per la carriera:

  • strutturazione e normalizzazione dei dati;
  • indicizzazione e recupero dell'informazione (information retrieval);
  • standard e protocolli di interoperabilità;
  • progettazione dell'esperienza utente (UX) per i cataloghi online.

Digitalizzazione, documenti nativi digitali e preservazione a lungo termine

Negli ultimi due decenni, la trasformazione accelera: non si tratta più solo di descrivere documenti cartacei in formato elettronico, ma di produrre, gestire e conservare documenti nativamente digitali. Nascono progetti massicci di digitalizzazione del patrimonio, repository istituzionali, biblioteche digitali e sistemi di gestione documentale (Records Management System, sistemi di protocollo informatico, conservazione digitale a norma).

In questo contesto, più che di una rottura improvvisa, possiamo parlare di una evoluzione progressiva, in cui tecnologie sempre più sofisticate si innestano su principi archivistici e biblioteconomici consolidati, ridefinendone però strumenti, competenze e metriche di successo.

Le tecnologie chiave che stanno cambiando archivi e biblioteche

L'etichetta generica di "tecnologie informatiche" copre in realtà un ampio spettro di strumenti e approcci. Per chi si forma oggi, è utile avere un quadro chiaro delle principali aree tecnologiche che stanno ridefinendo il lavoro in archivi e biblioteche.

Sistemi di gestione e discovery

I moderni sistemi integrati di gestione bibliotecaria (ILS/LMS) e gli Archivio Management System sono ormai piattaforme complesse, spesso basate su architetture web e cloud, che integrano:

  • catalogazione;
  • circolazione e prestito;
  • gestione di risorse elettroniche (e-book, banche dati, periodici digitali);
  • strumenti di discovery basati su motori di ricerca avanzati.

Per i laureati interessati alla carriera in questo ambito, diventano importanti competenze come:

  • conoscenza dei principali software di settore (Alma, Koha, Sierra, AtoM, Archivematica, ecc.);
  • comprensione di metadata, formati e standard (MARC21, BIBFRAME, EAD, METS, PREMIS);
  • capacità di dialogare con il reparto IT nei progetti di implementazione o migrazione di sistemi.

Digitalizzazione e biblioteche digitali

La digitalizzazione del patrimonio è uno dei fronti più visibili dell'innovazione. Non si tratta solo di acquisire immagini ad alta risoluzione, ma di progettare veri e propri ecosistemi digitali che comprendono:

  • workflow di scansione, controllo qualità, post-produzione;
  • associare ai file digitali metadati descrittivi, tecnici e di preservazione;
  • pubblicazione tramite piattaforme di library management o repository ad accesso aperto;
  • applicazione di licenze e policy di accesso (open access, creative commons, diritti di riproduzione).

Lavorare in progetti di digitalizzazione richiede competenze interdisciplinari, che molti percorsi di formazione post laurea oggi integrano: dalla gestione dei progetti alla conoscenza dei formati di conservazione (TIFF, PDF/A), fino alle basi di preservazione digitale a lungo termine.

Intelligenza artificiale, OCR e text mining

Una delle trasformazioni più significative è l'adozione di tecniche di intelligenza artificiale per:

  • riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) e Handwritten Text Recognition per manoscritti;
  • estrazione automatica di entità (persone, luoghi, date) dai documenti;
  • analisi testuale su larga scala (text mining, topic modeling, sentiment analysis);
  • classificazione automatica e suggerimento di soggetti e parole chiave.

Lungi dal sostituire il professionista, queste tecnologie richiedono nuove figure in grado di progettare, supervisionare e validare i processi automatici, garantendo la qualità scientifica dei risultati e l'aderenza agli standard archivistici e catalografici.

Linked Data, ontologie e web semantico

Un fronte di innovazione particolarmente interessante dal punto di vista degli sbocchi professionali è quello dei Linked Open Data e del web semantico. Archivi e biblioteche stanno progressivamente pubblicando i propri dati in formati strutturati (RDF) e collegati ad altri dataset internazionali (authority file, vocabolari controllati, thesauri disciplinari).

Qui emergono nuove figure ibride, come il data curator o il semantic data specialist, che uniscono competenze documentarie a nozioni di modellazione dei dati, ontologie, standard come BIBFRAME o CIDOC CRM e utilizzo di endpoint SPARQL.

Rivoluzione o evoluzione? L'impatto sulle competenze professionali

Per il mondo archivistico e bibliotecario, la domanda "rivoluzione o evoluzione?" si traduce, nei fatti, in un interrogativo chiave: quanto devono cambiare le competenze di chi lavora (o vuole lavorare) in questo settore?

Competenze tradizionali: tutt'altro che superate

I fondamenti della disciplina restano essenziali:

  • conoscenza delle teorie archivistiche (vincolo archivistico, principio di provenienza, rispetto dei fondi);
  • padronanza delle regole catalografiche, dei soggettari e dei sistemi di classificazione;
  • capacità di analisi del contesto istituzionale e produttivo dei documenti;
  • attenzione agli aspetti giuridici (privacy, diritto d'autore, accesso agli atti).

Le tecnologie non sostituiscono queste competenze, ma ne amplificano la portata: l'errore concettuale nella fase di modellazione o descrizione si traduce, nel digitale, in errori moltiplicati su vasta scala.

Nuove competenze digitali: oltre l'alfabetizzazione informatica di base

Ciò che cambia radicalmente è il perimetro delle competenze digitali richieste. Non è più sufficiente sapere usare strumenti di office automation o consultare un catalogo online: i professionisti di archivi e biblioteche devono sempre più spesso:

  • comprendere la logica dei database utilizzati e le implicazioni delle scelte di modellazione dei dati;
  • partecipare a progetti di sviluppo o personalizzazione di piattaforme software;
  • collaborare in team interdisciplinari con informatici, designer, esperti di comunicazione;
  • gestire progetti complessi di digitalizzazione, migrazione dati o implementazione di sistemi di conservazione digitale.

In altri termini, siamo di fronte a una evoluzione professionale profonda che, per molti operatori formatisi in epoche precedenti, ha il sapore della rivoluzione. Per i giovani laureati, questo contesto è invece un'opportunità: poter progettare la propria formazione partendo fin da subito da un profilo ibrido umanistico-digitale.

Opportunità di formazione post laurea: come specializzarsi

L'integrazione tra scienze del documento e tecnologie informatiche ha spinto università, enti di formazione e istituzioni culturali a sviluppare percorsi di alta formazione specificamente dedicati a questo ambito. Per chi ha da poco conseguito la laurea, le possibilità sono numerose.

Master in archivistica, biblioteconomia e data management

Una prima tipologia di percorso è rappresentata dai master di I e II livello che uniscono:

  • moduli tradizionali su archivistica, diplomatica, biblioteconomia;
  • insegnamenti specifici su digital humanities, data management e preservazione digitale;
  • laboratori su software professionali, standard di metadatazione e project management.

Questi master sono particolarmente indicati per chi proviene da percorsi umanistici (Lettere, Beni culturali, Storia, Filosofia, Giurisprudenza) e desidera acquisire una specializzazione tecnica spendibile sia nel settore pubblico che nel privato.

Formazione specialistica in digital curation e conservazione digitale

Un filone in forte crescita è quello della digital curation e della conservazione digitale a lungo termine. Si tratta di percorsi che approfondiscono:

  • modelli OAIS e sistemi di conservazione certificati;
  • politiche di conservazione, piani di migrazione e strategie di preservazione;
  • aspetti giuridici del documento informatico e delle firme digitali;
  • gestione dei flussi documentali in ambiente digitale (protocollo, workflow, records management).

Queste competenze sono oggi molto richieste da pubbliche amministrazioni, grandi aziende, studi professionali e società di servizi che operano nel settore della gestione documentale.

Corsi brevi, certificazioni e aggiornamento continuo

Oltre ai master, esistono numerosi corsi di formazione continua, online o in presenza, dedicati a temi molto specifici:

  • uso avanzato di software di catalogazione e gestione archivi;
  • progettazione e gestione di biblioteche digitali;
  • introduzione ai Linked Open Data per il patrimonio culturale;
  • strumenti di OCR, text mining e analisi automatica dei testi;
  • fondamenti di coding e scripting per progetti d'archivio (ad es. Python per la gestione di dati e metadati).

Per un giovane laureato, costruire un portfolio di competenze attraverso corsi mirati può essere un modo efficace per posizionarsi su nicchie professionali specifiche, dimostrando capacità di aggiornamento e proattività.

Sbocchi professionali e opportunità di carriera

Il connubio tra tecnologie informatiche e patrimonio documentario apre prospettive occupazionali che vanno ben oltre i ruoli tradizionali di bibliotecario o archivista. Diverse tipologie di organizzazioni – pubbliche e private – sono oggi alla ricerca di profili con competenze ibride.

Istituzioni culturali: archivi, biblioteche, musei

Archivi di Stato, biblioteche nazionali e di ricerca, sistemi bibliotecari universitari, musei e fondazioni culturali rappresentano ancora il principale ambito di impiego. Le nuove funzioni professionali includono:

  • responsabile di biblioteche digitali e repository istituzionali;
  • digital archivist e responsabile dei progetti di digitalizzazione;
  • data curator per collezioni digitali complesse;
  • project manager per progetti di valorizzazione e accesso online.

In questi contesti, la capacità di intercettare bandi (nazionali, europei), progettare e coordinare iniziative digitali è un potente acceleratore di carriera.

Pubblica amministrazione e gestione documentale

La digitalizzazione della PA ha creato una forte domanda di esperti in:

  • gestione dei flussi documentali digitali;
  • protocollo informatico e conservazione a norma dei documenti;
  • progettazione di sistemi di gestione elettronica dei documenti (GED);
  • definizione di piani di classificazione e massimari di scarto in ambiente digitale.

Figure come il records manager digitale o il responsabile della conservazione rappresentano oggi un importante sbocco professionale per laureati con formazione archivistica e competenze informatiche avanzate.

Settore privato, consulenza e ICT

Anche il settore privato offre numerose possibilità di carriera. Società di consulenza, software house, provider di servizi cloud, aziende che gestiscono grandi volumi di dati e documenti sono alla ricerca di profili in grado di:

  • tradurre esigenze documentarie e normative in requisiti funzionali per sistemi informatici;
  • partecipare alla progettazione di piattaforme per la gestione documentale, i portali di contenuti, le biblioteche digitali;
  • curare la qualità dei dati (data quality) e la struttura dei metadati;
  • formare il personale dei clienti su processi e strumenti di gestione documentale.

Qui il laureato con competenze in archivi/biblioteche e tecnologie informatiche può collocarsi come mediatore tra il mondo tecnico e quello dei contenuti, con ottime prospettive di crescita e di mobilità professionale.

Ricerca, accademia e digital humanities

Infine, le digital humanities rappresentano un campo in espansione per chi è interessato alla ricerca. Progetti di edizioni digitali, archivi tematici online, atlanti digitali, infrastrutture di ricerca per le scienze umane hanno bisogno di professionisti in grado di:

  • progettare basi di dati e architetture informative per corpora testuali o documentari;
  • applicare tecniche di text mining, analisi di rete, visualizzazione dei dati;
  • curare aspetti di metadatazione, interoperabilità e accesso aperto ai dati della ricerca.

Come orientare il proprio percorso: strategie per i giovani laureati

In un panorama così dinamico, il vero vantaggio competitivo per un giovane laureato sta nella capacità di progettare in modo strategico il proprio percorso formativo e professionale. Alcuni suggerimenti operativi:

  • Chiarire il proprio focus: archivi storici, biblioteche accademiche, PA digitale, settore privato, digital humanities – ciascun ambito richiede combinazioni diverse di competenze.
  • Scegliere un master o un percorso post laurea che integri in modo equilibrato teoria del documento e tecnologie, con forte componente laboratoriale.
  • Costruire un portafoglio di progetti: tirocini, tesi sperimentali, collaborazioni a iniziative di digitalizzazione o creazione di archivi digitali.
  • Mantenere un aggiornamento continuo su standard, software e buone pratiche internazionali (IFLA, ICA, iniziative europee).
  • Curare le competenze trasversali: project management, comunicazione, capacità di lavorare in team interdisciplinari.

Conclusione: una rivoluzione che si alimenta di evoluzione continua

Le tecnologie informatiche al servizio di archivi e biblioteche rappresentano, allo stesso tempo, una rivoluzione nei mezzi e un'evoluzione nei fini. I principi fondamentali della gestione e della tutela del patrimonio documentario restano, ma trovano nei nuovi strumenti digitali una cassa di risonanza inedita, capace di moltiplicarne impatto e accessibilità.

Per i giovani laureati, questo scenario non è motivo di incertezza, ma una straordinaria opportunità di costruire profili professionali nuovi, in grado di muoversi con agilità tra cultura, tecnologia e gestione dell'informazione. Investire oggi in una formazione post laurea che integri competenze archivistiche e biblioteconomiche con strumenti digitali avanzati significa posizionarsi al centro di un processo di trasformazione destinato a durare nel tempo.

Rivoluzione o evoluzione? Probabilmente entrambe. Ma, in ogni caso, si tratta di un cambiamento che avrà bisogno di professionisti preparati, curiosi e capaci di aggiornarsi continuamente: esattamente il tipo di profili che i percorsi formativi post laurea più avanzati mirano oggi a formare.

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