L'importanza della presa in carico sociale nel welfare contemporaneo
La presa in carico sociale è uno dei concetti cardine del welfare contemporaneo e rappresenta il passaggio da una logica di semplice erogazione di prestazioni a una logica di accompagnamento globale della persona, della famiglia e, più in generale, delle comunità. In un contesto caratterizzato da invecchiamento della popolazione, precarietà lavorativa, fragilità socio-economiche e complessità dei bisogni, la presa in carico diventa il fulcro delle politiche di inclusione e dei sistemi integrati socio-sanitari.
Per i giovani laureati in discipline come Servizio Sociale, Psicologia, Sociologia, Scienze dell’Educazione, Scienze Politiche, ma anche in area sanitaria e giuridica, comprendere e padroneggiare metodologie e approcci innovativi di presa in carico sociale significa accedere a una vasta gamma di opportunità di formazione e di sviluppo professionale all’interno di servizi pubblici, organizzazioni del Terzo Settore e imprese sociali.
Cosa si intende per presa in carico sociale
Con "presa in carico" si intende un processo strutturato e continuativo attraverso cui un servizio o una rete di servizi si impegna a rispondere a bisogni complessi di individui o nuclei familiari, accompagnandoli nel tempo e costruendo, insieme a loro, percorsi di cambiamento sostenibili e personalizzati.
La presa in carico sociale non è un singolo intervento, ma un percorso multidimensionale che comprende:
- Accoglienza e ascolto della domanda espressa e dei bisogni inespressi;
- Valutazione multidimensionale della situazione (sociale, economica, sanitaria, lavorativa, educativa);
- Progettazione condivisa di obiettivi e interventi, tramite Progetto Personalizzato o PAI (Piano Assistenziale Individualizzato);
- Coordinamento di una rete di attori (servizi sociali, sanitari, educativi, lavorativi, terzo settore, comunità);
- Monitoraggio e valutazione dei risultati nel tempo;
- Empowerment della persona, volta a incrementare autonomia, partecipazione e capacità decisionale.
Perché la presa in carico sociale è strategica per il welfare e per le carriere
Negli ultimi anni si è affermata l’idea che i sistemi di welfare debbano essere non solo più sostenibili, ma anche più proattivi, personalizzati e partecipativi. La presa in carico sociale risponde proprio a questa esigenza, mettendo al centro la persona e promuovendo la collaborazione tra servizi e comunità.
Questo cambio di paradigma produce un effetto diretto sulle professioni sociali e sulle possibilità di carriera per chi intende lavorare nel settore:
- cresce la domanda di figure in grado di coordinare progetti complessi e di lavorare su casi che richiedono interventi integrati (sociale, sanitario, abitativo, lavorativo);
- si rafforza il ruolo di case manager, referente di progetto, coordinatore di servizi e responsabile di rete;
- emergono opportunità di specializzazione post laurea in aree quali: gestione dei casi complessi, progettazione sociale, valutazione degli interventi, innovazione nel welfare;
- si sviluppano nuove posizioni nelle organizzazioni del Terzo Settore, nelle cooperative sociali e nelle imprese sociali, fortemente orientate alla gestione di progetti e servizi di presa in carico.
La presa in carico sociale non è solo un metodo di lavoro: è una vera e propria cultura professionale, che richiede competenze tecniche, capacità relazionali e una solida visione etica.
Metodologie fondamentali della presa in carico sociale
Le metodologie di presa in carico si sono evolute nel tempo, passando da modelli prevalentemente prestazionali a modelli centrati sul progetto personalizzato, sulla partecipazione dell’utente e sull’integrazione dei servizi. Di seguito le principali metodologie su cui è utile formarsi in una prospettiva di sviluppo di carriera.
1. Valutazione multidimensionale e analisi del bisogno
La valutazione è il primo passo di ogni percorso di presa in carico efficace. Non si tratta solo di raccogliere dati anagrafici o economici, ma di analizzare in profondità le diverse dimensioni della vita della persona: relazioni familiari, contesto abitativo, salute, competenze, risorse personali, rete sociale, situazione lavorativa.
In quest’ottica assumono particolare rilievo strumenti come:
- colloqui strutturati e semi-strutturati;
- schede di valutazione multidimensionale (sociale, sanitaria, educativa);
- scale di valutazione del funzionamento e dell’autonomia;
- mappature delle risorse individuali, familiari e di comunità.
La formazione post laurea in questo ambito si concentra spesso su tecniche di intervista, strumenti di valutazione standardizzati e competenze di analisi del contesto, fondamentali per lavorare in équipe multiprofessionali.
2. Progetto personalizzato e Piano Assistenziale Individualizzato (PAI)
Il passaggio dalla valutazione all’azione avviene tramite la costruzione di un Progetto Personalizzato o di un Piano Assistenziale Individualizzato. Si tratta di un documento e, al tempo stesso, di un processo che definisce obiettivi, interventi, tempi, responsabili e modalità di monitoraggio.
Il progetto personalizzato è efficace quando:
- è costruito insieme alla persona (e alla sua famiglia), che diventa protagonista attiva del percorso;
- prevede obiettivi chiari e misurabili, realistici ma sfidanti;
- integra risorse formali (servizi) e risorse informali (rete familiare, vicinato, associazioni);
- è periodicamente rivisto e adattato in base all’evoluzione della situazione.
Per i giovani professionisti, saper progettare e gestire un PAI significa acquisire competenze spendibili in numerosi contesti: dai servizi sociali territoriali ai servizi residenziali e domiciliari, passando per progetti di housing sociale, inserimento lavorativo e inclusione attiva.
3. Case management e lavoro di rete
La complessità dei bisogni richiede il coordinamento di molteplici soggetti: assistenti sociali, psicologi, educatori, operatori sanitari, enti del terzo settore, scuole, centri per l’impiego, servizi abitativi, realtà di comunità.
Il case management è la metodologia attraverso cui un professionista (o un’équipe) diventa responsabile del coordinamento degli interventi su un caso, garantendo continuità, integrazione e coerenza tra le azioni. Tra le principali competenze richieste:
- gestione di tavoli di lavoro e riunioni d’équipe;
- capacità di mediazione tra servizi con logiche organizzative differenti;
- comunicazione efficace interprofessionale;
- monitoraggio congiunto degli obiettivi di progetto.
Percorsi formativi avanzati sul lavoro di rete e sul case management sono particolarmente strategici per chi aspira a ruoli di coordinamento e di responsabilità gestionale all’interno di servizi complessi.
4. Approcci centrati sull’empowerment e sulla partecipazione
Un elemento innovativo della presa in carico sociale contemporanea è l’attenzione all’empowerment della persona e dei gruppi. Non si tratta solo di fornire aiuti, ma di rafforzare le capacità delle persone di prendere decisioni, di accedere ai diritti, di partecipare alla vita sociale e lavorativa.
Gli approcci centrati sull’empowerment prevedono:
- tecniche di colloquio motivazionale e di sostegno al cambiamento;
- coinvolgimento delle persone nella definizione degli obiettivi di progetto;
- percorsi di gruppo finalizzati a sviluppare competenze relazionali e sociali;
- partecipazione attiva a iniziative di comunità, laboratori, gruppi di auto-aiuto.
Una specializzazione in metodologie partecipative e in empowerment sociale amplia gli sbocchi professionali, aprendo a ruoli in progetti di rigenerazione urbana, cittadinanza attiva, co-progettazione con enti locali e associazioni.
Approcci innovativi nella presa in carico sociale
Oltre alle metodologie consolidate, si stanno affermando approcci innovativi che trasformano il modo di pensare e praticare la presa in carico. Conoscerli e saperli applicare è un vantaggio competitivo per chi cerca opportunità di inserimento lavorativo qualificato e di crescita di carriera in ambito sociale.
1. Approccio di community care e welfare di comunità
L’approccio di community care sposta il baricentro dell’intervento dalla centralità del servizio all’attivazione della comunità. La presa in carico non è più solo responsabilità degli operatori, ma diventa un processo condiviso con reti formali e informali del territorio.
Esempi di innovazione in questo ambito sono:
- progetti di welfare di comunità che coinvolgono cittadini, associazioni, fondazioni e imprese;
- esperienze di amministrazione condivisa dei beni comuni sociali (es. gestione comunitaria di spazi e servizi);
- iniziative di co-housing e modelli abitativi collaborativi per persone fragili e famiglie.
Per i giovani laureati, sviluppare competenze in animazione di comunità, facilitazione di gruppi e gestione di progetti territoriali significa aumentare l’occupabilità in ambito pubblico, nel Terzo Settore e nella consulenza.
2. Co-progettazione e co-produzione dei servizi
La co-progettazione è un approccio che prevede la progettazione condivisa di interventi e servizi tra enti pubblici, organizzazioni del Terzo Settore, cittadini e, quando possibile, beneficiari stessi.
Nella presa in carico sociale, la co-progettazione permette di:
- sviluppare servizi più aderenti ai bisogni reali dei destinatari;
- costruire alleanze stabili tra istituzioni e comunità, migliorando la sostenibilità dei progetti;
- valorizzare l’innovazione sociale e le competenze diffuse nei territori.
Percorsi formativi su progettazione europea, bandi pubblici, strumenti giuridici per la co-progettazione e tecniche di project management sono oggi tra i più ricercati da chi vuole inserirsi in ruoli di project manager sociale, coordinatore di servizi innovativi e responsabile di area all’interno di enti e organizzazioni.
3. Digitalizzazione e presa in carico integrata
La trasformazione digitale del welfare sta modificando anche le modalità di presa in carico. L’utilizzo di piattaforme digitali, banche dati integrate e strumenti di comunicazione online permette di:
- migliorare lo scambio di informazioni tra servizi sociali e sanitari;
- monitorare in tempo reale l’andamento dei progetti personalizzati;
- raggiungere persone che, per motivi geografici o sociali, hanno difficoltà ad accedere ai servizi tradizionali;
- sviluppare interventi di e-social work e supporto a distanza.
Per i giovani laureati, acquisire competenze in gestione di dati sociali, utilizzo di piattaforme di case management, tutela della privacy e comunicazione digitale apre prospettive di carriera in servizi sperimentali, progetti di innovazione sociale e start-up orientate al welfare.
4. Approcci evidence-based e valutazione di impatto
Un’altra tendenza rilevante è la diffusione di approcci evidence-based, ovvero basati su evidenze empiriche e su una sistematica valutazione di esiti e impatti. Nella presa in carico sociale, ciò si traduce in:
- definizione di indicatori di risultato per i progetti personalizzati;
- raccolta dati sulla qualità della vita delle persone prese in carico;
- analisi dell’impatto sociale e del ritorno sociale degli investimenti (SROI);
- utilizzo di strumenti di ricerca sociale applicata.
Formarsi su metodologie di ricerca, valutazione di impatto e data analysis consente di accedere a ruoli emergenti come valutatore di progetti, analista di politiche sociali e consulente per l’innovazione nel welfare.
Formazione post laurea per specializzarsi nella presa in carico sociale
La complessità della presa in carico sociale richiede percorsi formativi avanzati, capaci di integrare competenze teoriche, metodologiche e operative. Per i giovani laureati, investire in una formazione post laurea specializzata è una leva fondamentale per distinguersi nel mercato del lavoro.
Tipologie di percorsi formativi
Tra le principali opportunità di formazione in questo ambito si possono citare:
- Master universitari di I e II livello in:
- Servizio Sociale avanzato e presa in carico dei casi complessi;
- Welfare di comunità e co-progettazione;
- Gestione e innovazione nei servizi sociali e socio-sanitari;
- Politiche sociali, progettazione e valutazione di impatto.
- Corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale su:
- case management e lavoro di rete;
- metodologie di valutazione multidimensionale;
- progettazione personalizzata e PAI;
- strumenti digitali per la presa in carico integrata.
- Scuole di specializzazione (in ambito psicologico, educativo e sanitario) orientate all’intervento integrato con i servizi sociali.
- Formazione continua organizzata da ordini professionali, enti locali e organizzazioni del Terzo Settore.
Competenze chiave da sviluppare
Indipendentemente dal percorso scelto, alcune competenze risultano particolarmente strategiche per lavorare nella presa in carico sociale e per costruire una carriera solida nel settore:
- Competenze metodologiche: valutazione multidimensionale, progettazione per obiettivi, gestione di casi complessi;
- Competenze relazionali: ascolto attivo, comunicazione empatica, gestione dei conflitti, lavoro in équipe;
- Competenze organizzative: coordinamento di reti, conduzione di tavoli di lavoro, gestione del tempo e delle risorse;
- Competenze digitali: utilizzo di piattaforme per la gestione dei casi, strumenti di comunicazione online, tutela dei dati;
- Competenze analitiche: lettura dei bisogni sociali, analisi dei dati, valutazione dei risultati e dell’impatto.
Sbocchi professionali e opportunità di carriera
La specializzazione nella presa in carico sociale apre a una vasta gamma di sbocchi professionali in diversi settori del welfare pubblico, privato e del Terzo Settore. Tra le principali figure professionali e aree di inserimento si possono citare:
- Servizi sociali territoriali (Comuni, Unioni di Comuni, Aziende speciali): assistenti sociali, coordinatori di casi, responsabili di servizio, progettisti sociali;
- Servizi socio-sanitari (ASL, Aziende Sanitarie, distretti): case manager socio-sanitari, referenti per la continuità assistenziale, coordinatori di PAI, responsabili di percorsi integrati ospedale-territorio;
- Terzo Settore e imprese sociali: coordinatori di comunità e servizi residenziali, responsabili di progetti di housing, referenti per l’inclusione lavorativa, project manager in progetti di welfare di comunità;
- Ambito educativo e minorile: coordinatori di servizi per minori e famiglie, responsabili di progetti di tutela minorile, referenti per l’affido familiare e l’accompagnamento educativo;
- Ricerca e consulenza: analisti di politiche sociali, valutatori di progetti, consulenti per l’innovazione dei servizi;
- Ente pubblico e pianificazione sociale: funzionari esperti in programmazione e gestione dei servizi di presa in carico, responsabili di piani di zona e politiche sociali territoriali.
La progressiva integrazione tra sociale, sanitario, educativo e lavorativo rende inoltre particolarmente promettenti le carriere "ibride", in cui competenze sociali si combinano con competenze di management, project management e valutazione, fino a ricoprire ruoli dirigenziali nei servizi complessi del welfare locale.
Conclusioni: investire nella presa in carico sociale per il futuro del welfare e delle professioni
La presa in carico sociale rappresenta oggi uno degli ambiti più dinamici e strategici del welfare. L’evoluzione delle politiche pubbliche, l’innovazione portata dal Terzo Settore e la crescente attenzione alla personalizzazione degli interventi rendono questa area un vero e proprio laboratorio di sperimentazione di nuovi modelli e nuove figure professionali.
Per i giovani laureati interessati a costruire una carriera nel sociale, investire in una formazione post laurea mirata sulle metodologie e gli approcci innovativi di presa in carico significa:
- acquisire competenze altamente richieste dai servizi pubblici e privati;
- posizionarsi su profili professionali emergenti e ad alto valore aggiunto;
- partecipare in modo attivo alla trasformazione del welfare e alla promozione dei diritti sociali;
- sviluppare percorsi di carriera che possono evolvere verso ruoli di coordinamento, direzione e consulenza.
In un contesto in cui la domanda di professionisti competenti nella presa in carico sociale è in costante crescita, scegliere di specializzarsi in questo ambito significa non solo aumentare le proprie opportunità occupazionali, ma contribuire in modo concreto alla costruzione di un welfare più inclusivo, equo e sostenibile.