Chi è il Sustainability Manager e perché è centrale nella transizione ecologica
La figura del Sustainability Manager è diventata, negli ultimi anni, una delle più strategiche per le aziende che vogliono affrontare con serietà la transizione ecologica e l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nei propri modelli di business. Non si tratta più soltanto di ridurre l’impatto ambientale, ma di ripensare l’organizzazione in chiave sostenibile, creando valore nel lungo periodo per l’impresa, gli stakeholder e la società nel suo complesso.
Per i giovani laureati, questo ruolo rappresenta una delle opportunità professionali più interessanti nell’ambito della green economy, grazie alla crescente domanda di competenze specialistiche in sostenibilità, rendicontazione non finanziaria e gestione del rischio climatico.
Cosa fa un Sustainability Manager: responsabilità e attività principali
Il Sustainability Manager coordina e guida le strategie di sostenibilità di un’organizzazione. A seconda della dimensione e della struttura aziendale, può essere inserito in una direzione sostenibilità, nell’area CSR (Corporate Social Responsibility) o in funzioni trasversali legate alla strategia o alla compliance.
Le principali responsabilità
- Definizione della strategia di sostenibilità: tradurre gli obiettivi aziendali in un piano integrato di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, allineato agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU e alle migliori pratiche internazionali.
- Analisi di impatto e materialità: identificare i temi di sostenibilità più rilevanti per l’azienda (materiality assessment), valutare rischi e opportunità legati al cambiamento climatico, all’uso delle risorse, alla catena di fornitura.
- Monitoraggio delle performance ESG: definire indicatori chiave di performance (KPI) ambientali e sociali, raccogliere e analizzare i dati, promuovere iniziative per il miglioramento continuo delle prestazioni.
- Rendicontazione di sostenibilità: coordinare la redazione del bilancio di sostenibilità o report ESG, in linea con gli standard internazionali (ad es. GRI Standards, CSRD e ESRS a livello europeo).
- Conformità normativa: assicurare il rispetto delle normative ambientali, sociali e di reporting non finanziario, anticipando l’evoluzione del quadro regolatorio europeo (ad esempio Green Deal, EU Taxonomy, Fit for 55).
- Coinvolgimento degli stakeholder: dialogare con investitori, clienti, fornitori, istituzioni e comunità locali per costruire relazioni basate su trasparenza e responsabilità.
- Change management interno: promuovere una cultura aziendale orientata alla sostenibilità, sensibilizzando il management e i dipendenti, sviluppando programmi di formazione interna e progetti interfunzionali.
Il Sustainability Manager non è più una figura accessoria, ma un attore chiave nella definizione della strategia aziendale di medio-lungo periodo.
Competenze chiave del Sustainability Manager nella transizione ecologica
L’efficacia di un Sustainability Manager dipende dalla capacità di integrare competenze tecniche, manageriali e relazionali. Per i giovani laureati, questo significa costruire un profilo ibrido, che sappia parlare sia il linguaggio della sostenibilità, sia quello del business e della finanza.
Competenze tecnico-scientifiche
- Conoscenza dei temi ambientali: cambiamento climatico, emissioni di CO2, economia circolare, gestione dei rifiuti, efficienza energetica, risorse idriche, biodiversità.
- Quadro normativo ambientale ed ESG: regolamenti europei e nazionali, direttive su rendicontazione non finanziaria, piani di decarbonizzazione, standard e linee guida internazionali.
- Metodologie di misurazione: carbon footprint, water footprint, LCA (Life Cycle Assessment), indicatori ESG e metriche di impatto.
Competenze economico-gestionali
- Business strategy & risk management: capacità di integrare gli obiettivi di sostenibilità nel piano industriale, valutando rischi e opportunità (fisici, regolatori, di mercato, reputazionali) legati alla transizione ecologica.
- Finanza sostenibile: conoscenza dei principi di green finance (green bond, sustainability-linked loan, ESG rating), delle aspettative degli investitori istituzionali e dei criteri di valutazione dei progetti sostenibili.
- Project management: gestione di progetti complessi, budget, tempistiche, obiettivi e coordinamento di team multidisciplinari.
Competenze trasversali e soft skills
- Capacità di comunicazione: saper tradurre concetti tecnici in messaggi chiari per interlocutori diversi (board, dipendenti, stakeholder esterni), anche in lingua inglese.
- Leadership e negoziazione: guidare il cambiamento, convincere funzioni interne e partner esterni, gestire conflitti d’interesse tra obiettivi economici e ambientali.
- Visione sistemica: comprendere le interconnessioni tra dimensione ambientale, sociale ed economica, anticipando gli scenari futuri della transizione ecologica.
- Orientamento ai dati: utilizzo di strumenti digitali, analytics e piattaforme di reporting per monitorare indicatori ESG e misurare l’impatto delle azioni intraprese.
Formazione per diventare Sustainability Manager: percorsi e specializzazioni
Non esiste un unico percorso obbligato per diventare Sustainability Manager, ma alcune traiettorie formative risultano particolarmente efficaci, soprattutto per chi ha appena concluso gli studi universitari e desidera specializzarsi nella gestione della sostenibilità in azienda.
Laurea di base: discipline consigliate
I Sustainability Manager provengono da percorsi di laurea differenti. Tra quelli più frequenti troviamo:
- Ingegneria ambientale, energetica o gestionale
- Scienze ambientali e naturali
- Economia, management, finanza, con indirizzi in sostenibilità o responsabilità sociale
- Scienze politiche, relazioni internazionali, studi sullo sviluppo e politiche pubbliche
- Giurisprudenza, con specializzazione in diritto ambientale o diritto dell’energia
Master post laurea e alta formazione
La vera differenza, in termini occupazionali, è spesso determinata da un master post laurea o da un percorso di specializzazione mirato, che consenta di acquisire competenze tecniche e manageriali al tempo stesso.
In un’ottica di formazione post laurea, risultano particolarmente rilevanti:
- Master in Sustainability Management: concentrati su strategie ESG, corporate sustainability, stakeholder engagement, reporting e normative europee.
- Master in Green & Circular Economy: focalizzati su modelli di business circolari, eco-innovazione, gestione efficiente delle risorse e riduzione degli sprechi.
- Master in Environmental Management & Policy: con un focus maggiore su regolazione ambientale, politiche pubbliche, pianificazione energetica e climatica.
- Executive program in ESG & Sustainable Finance: ideali per chi vuole collocarsi all’intersezione tra sostenibilità e finanza, in dialogo con il mondo degli investitori.
Un buon percorso post laurea per aspiranti Sustainability Manager dovrebbe includere:
- moduli su normativa europea e standard internazionali di reporting
- laboratori pratici di redazione di bilanci di sostenibilità e definizione di KPI ESG
- casi aziendali reali, con project work e lavori di gruppo interdisciplinari
- interventi di professionisti e manager del settore
- servizi di career coaching e supporto all’inserimento in azienda
Certificazioni e aggiornamento continuo
La sostenibilità è un ambito in rapida evoluzione, in cui la formazione continua è imprescindibile. Oltre al master, possono risultare utili:
- certificazioni su standard GRI per il reporting di sostenibilità
- corsi specialistici su CSRD, ESRS, Tassonomia UE
- formazione in project management (ad es. PMP, PRINCE2)
- percorsi in data analysis applicata ai dati ESG
Sbocchi professionali: dove lavora il Sustainability Manager
La transizione ecologica, sostenuta dagli investimenti pubblici e privati, sta generando una domanda crescente di profili specializzati. Il Sustainability Manager può trovare collocazione in contesti diversi, ciascuno con specifiche prospettive di carriera.
Grandi aziende e multinazionali
Le corporate strutturate sono ad oggi l’ambito principale di inserimento. Qui il Sustainability Manager può operare:
- in una Direzione Sostenibilità / ESG dedicata
- all’interno della Direzione Strategia o Pianificazione
- in funzioni CSR e relazioni istituzionali
- in uffici HSE (Health, Safety & Environment), soprattutto nei settori industriali
In questi contesti le responsabilità possono andare dalla rendicontazione di sostenibilità alla definizione di veri e propri piani industriali di decarbonizzazione, con forte esposizione verso il top management.
PMI e startup innovative
Anche le piccole e medie imprese stanno iniziando a strutturarsi sulla sostenibilità, spinte dai requisiti della filiera e dalle richieste dei grandi clienti. Qui il Sustainability Manager spesso assume un ruolo più operativo e trasversale, occupandosi contemporaneamente di:
- implementazione di sistemi di gestione ambientale (ISO 14001, EMAS)
- progetti di efficienza energetica e gestione dei rifiuti
- relazioni con enti e finanziatori per bandi e incentivi green
In ambito startup, le opportunità crescono soprattutto nei settori cleantech, energie rinnovabili, circular economy, agrifood sostenibile, dove la sostenibilità è il cuore stesso del modello di business.
Consulenza, studi professionali e enti di certificazione
Un altro sbocco naturale è il mondo della consulenza in sustainability & ESG. Le attività tipiche includono:
- supporto alle imprese nella definizione di strategie ESG
- redazione di bilanci di sostenibilità e report integrati
- consulenza su compliance normativa e adozione di standard internazionali
- accompagnamento nei processi di certificazione ambientale e di prodotto
Questa strada è particolarmente adatta ai giovani laureati che amano lavorare su progetti diversi e a contatto con più settori, sviluppando una visione ampia del mercato.
Finanza, istituzioni e organizzazioni non profit
Con la crescita della finanza sostenibile, banche, fondi di investimento e assicurazioni stanno inserendo profili dedicati all’analisi ESG, alla valutazione di rischi climatici e alla strutturazione di prodotti finanziari green.
Anche istituzioni pubbliche, enti locali e organizzazioni non governative hanno sempre più bisogno di esperti di sostenibilità per progettare e gestire:
piani di adattamento climatico, strategie di sviluppo sostenibile, progetti finanziati da fondi europei dedicati alla transizione ecologica.
Opportunità di carriera e prospettive future
Il ruolo del Sustainability Manager è relativamente giovane ma in rapida evoluzione. Le prospettive di carriera sono legate alla crescente integrazione della sostenibilità nei processi decisionali aziendali.
Evoluzione di ruolo all’interno dell’azienda
Un giovane professionista può iniziare come Junior Sustainability Specialist o ESG Analyst, per poi crescere progressivamente fino a ruoli di maggiore responsabilità:
- Sustainability Manager / ESG Manager
- Head of Sustainability o Direttore Sostenibilità
- Chief Sustainability Officer (CSO), con posizione apicale e forte interazione con CEO e CFO
In parallelo, l’esperienza maturata in ambito ESG può aprire la strada a ruoli di general management, pianificazione strategica, relazioni istituzionali e investor relations.
Domanda di mercato e spendibilità internazionale
La richiesta di Sustainability Manager è destinata a crescere, spinta dal quadro regolatorio europeo e dalla pressione degli investitori verso modelli di business sostenibili. Le competenze acquisite sono inoltre altamente spendibili a livello internazionale, data la convergenza degli standard ESG e il ruolo globale degli SDGs.
Per chi ambisce a una carriera all’estero, la padronanza dell’inglese tecnico e la conoscenza degli standard internazionali di reporting rappresentano un fattore competitivo decisivo.
Come prepararsi concretamente a una carriera nella sostenibilità
Per i giovani laureati interessati a intraprendere questo percorso, è utile seguire alcuni passi strategici, combinando formazione post laurea, esperienze sul campo e costruzione di un profilo professionale ben posizionato.
Strategie per costruire un profilo competitivo
- Specializzarsi con un master mirato: scegliere un percorso formativo che coniughi aspetti tecnici e manageriali, con forte taglio pratico e collegamento diretto con il mondo aziendale.
- Fare esperienza tramite stage e tirocini: preferibilmente in uffici sostenibilità, HSE, CSR, o in società di consulenza e ONG attive sui temi ambientali ed ESG.
- Costruire un portfolio di progetti: partecipare a case study, project work, competizioni tra studenti o iniziative universitarie legate alla transizione ecologica, documentando i risultati ottenuti.
- Curare il networking: prendere parte a eventi, workshop, conferenze sulla sostenibilità, iscriversi a community professionali e associazioni di settore.
- Rimanere aggiornati: seguire newsletter, report di organismi internazionali e osservatori sulla transizione ecologica, per anticipare trend e richieste del mercato del lavoro.
Conclusioni: perché puntare sul ruolo di Sustainability Manager
La transizione ecologica non è una moda passeggera, ma un cambiamento strutturale dei modelli economici e produttivi. In questo scenario, il Sustainability Manager si afferma come una figura cruciale per guidare le aziende verso percorsi di crescita compatibili con i limiti del pianeta e le aspettative degli stakeholder.
Per i giovani laureati, investire in una formazione post laurea specializzata in sustainability management significa posizionarsi su un segmento del mercato del lavoro in forte espansione, con ottime prospettive occupazionali e possibilità di carriera sia in Italia che all’estero.
Scegliere di diventare Sustainability Manager non vuol dire soltanto individuare un ruolo professionale emergente, ma contribuire in modo concreto alla costruzione di un futuro più sostenibile, mettendo le proprie competenze al servizio della transizione ecologica e dell’innovazione responsabile.