START // Mangimi Sostenibili: Tecniche e Strategie per una Produzione Animale Ottimale

Sommario articolo

L’articolo illustra cosa sono i mangimi sostenibili e come riducono l’impatto ambientale migliorando efficienza, salute animale e qualità delle produzioni. Descrive materie prime alternative, nuove fonti proteiche, nutrizione di precisione, additivi funzionali ed economia circolare, evidenziando i principali sbocchi professionali e i percorsi formativi post laurea per specializzarsi nel settore.

Mangimi sostenibili: perché sono centrali nella zootecnia del futuro

La transizione verso sistemi zootecnici sostenibili passa in modo decisivo dalla scelta dei mangimi. La nutrizione animale, infatti, incide in modo diretto su:

  • impatto ambientale degli allevamenti (emissioni di gas serra, uso del suolo, consumo idrico);
  • salute e benessere animale;
  • qualità e sicurezza degli alimenti di origine animale;
  • efficienza tecnica ed economica delle produzioni.

Per un giovane laureato in scienze agrarie, zootecnia, biotecnologie, veterinaria o scienze alimentari, approfondire il tema dei mangimi sostenibili significa posizionarsi in un segmento in forte crescita, dove ricerca, innovazione e richieste del mercato si incontrano generando nuove professionalità e opportunità di carriera.

Cosa si intende per mangimi sostenibili

Non esiste una definizione unica e definitiva di mangime sostenibile, ma si possono identificare alcuni criteri condivisi a livello scientifico e normativo. In linea generale, un mangime può dirsi sostenibile quando:

  • Riduce l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita, dal campo alla mangiatoia (emissioni, uso del suolo, consumo di acqua, perdita di biodiversità);
  • Ottimizza l’efficienza alimentare dell’animale, migliorando l’indice di conversione e riducendo sprechi e perdite nutritive;
  • Garantisce salute e benessere degli animali, prevenendo carenze, sovraccarichi metabolici e insorgenza di patologie nutrizionali;
  • Utilizza materie prime tracciabili, provenienti da filiere responsabili e, dove possibile, locali o circoscritte territorialmente;
  • Supporta la sicurezza alimentare, assicurando la qualità delle produzioni animali e minimizzando il rischio di contaminanti;
  • È economicamente sostenibile per l’allevatore e competitivo sul mercato.
L’obiettivo non è solo “inquinare meno”, ma creare un sistema integrato in cui nutrizione, benessere animale, redditività e tutela ambientale si sostengano a vicenda.

Tecniche e strategie per mangimi più sostenibili

La sostenibilità dei mangimi si costruisce su più livelli: scelta delle materie prime, formulazione delle razioni, tecnologie di trasformazione e gestione in allevamento. Di seguito le principali tecniche e strategie oggi adottate o in fase di sviluppo.

1. Selezione di materie prime a basso impatto

Una delle leve più immediate è la sostituzione o riduzione degli ingredienti ad alto impatto (ad esempio soia proveniente da aree deforestate) con materie prime alternative più sostenibili.

Tra le opzioni maggiormente studiate e già in uso in diversi contesti troviamo:

  • Proteine vegetali locali (pisello proteico, favino, lupino, ceci, colza): riducono la dipendenza da soia d’importazione, supportano la rotazione colturale e migliorano la fertilità del suolo.
  • Sottoprodotti agroindustriali (cruscami, polpe di barbabietola, borlande, panelli oleosi, residui della trasformazione ortofrutticola): permettono il recupero di risorse altrimenti destinate allo scarto, inserendosi in logiche di economia circolare.
  • Ingredienti derivati da filiere certificate (es. soia certificata non OGM e “deforestation free”): garantiscono standard sociali e ambientali nella fase produttiva.

Per i giovani laureati, la capacità di valutare criticamente il profilo ambientale e nutrizionale delle diverse materie prime, integrando dati LCA (Life Cycle Assessment) con le esigenze dell’allevamento, è una competenza altamente richiesta in aziende mangimistiche e consulenza zootecnica avanzata.

2. Utilizzo di fonti proteiche innovative (insetti, alghe, micoproteine)

Le fonti proteiche alternative rappresentano uno dei fronti più dinamici della ricerca sull’alimentazione animale sostenibile.

  • Farine di insetti (ad esempio da Hermetia illucens, la mosca soldato nera): ad alta efficienza di conversione, richiedono poco suolo e acqua, possono valorizzare sottoprodotti alimentari e presentano un profilo aminoacidico di grande interesse, soprattutto per acquacoltura, avicoli e pet food.
  • Alghe e microalghe: ricche di proteine, lipidi e composti bioattivi (omega-3, pigmenti, antiossidanti), possono essere coltivate su superfici non agricole o in sistemi chiusi ad alta efficienza.
  • Micoproteine (proteine fungine): ottenute tramite fermentazione di specifici funghi filamentosi, offrono un’interessante combinazione di qualità nutrizionale e sostenibilità, soprattutto quando alimentate con substrati di scarto.

L’adozione di queste materie prime richiede competenze trasversali in biotecnologie, normativa feed, valutazione della sicurezza e analisi sensoriale degli alimenti di origine animale. Sono ambiti in cui i giovani laureati trovano spazio in startup, centri di ricerca e dipartimenti R&D delle aziende di mangimi.

3. Ottimizzazione delle razioni tramite nutrizione di precisione

Le tecnologie digitali permettono oggi di passare da una nutrizione “media” a una nutrizione di precisione, calibrata su gruppo, stadio produttivo o addirittura sul singolo animale.

Strumenti e approcci chiave includono:

  • Software avanzati di formulazione che integrano dati su digeribilità, variabilità delle materie prime, fabbisogni dinamici e costi, con algoritmi di ottimizzazione multi-obiettivo (economico, produttivo, ambientale);
  • Sistemi di alimentazione automatizzata che modulano la razione in base al consumo reale, al peso, alla fase produttiva e ai parametri fisiologici (ad esempio nelle vacche da latte o nei suini);
  • Sensori in stalla e piattaforme di data analytics che monitorano ingestione, ruminazione, accrescimento, permettendo aggiustamenti continui della dieta.

Una nutrizione più precisa significa meno sprechi, minori escrezioni di azoto e fosforo, migliori performance. Per i neolaureati, si tratta di un’area in cui competenze in data analysis, modellistica nutrizionale e gestione di sistemi informatici diventano un plus competitivo.

4. Additivi funzionali per ridurre emissioni e migliorare l’efficienza

Gli additivi mangimistici svolgono un ruolo chiave nel migliorare l’efficienza di utilizzazione del mangime e nel contenere le emissioni di metano e protossido di azoto.

  • Additivi metano-riduttori per ruminanti (es. alcuni composti a base di 3-NOP, estratti di alghe brune, oli essenziali selezionati) che agiscono sulla fermentazione ruminale;
  • Probiotici, prebiotici, postbiotici e enzimi che migliorano la salute intestinale e la digeribilità (xilanasi, fitasi, beta-glucanasi, ecc.), riducendo le escrezioni di nutrienti;
  • Acidi organici e sali organici per la stabilizzazione igienica dei mangimi e il controllo di patogeni, supportando strategie di riduzione degli antibiotici.

La ricerca in questo campo è in continua evoluzione e richiede profili capaci di integrare zootecnia, microbiologia, chimica degli alimenti e normative europee sugli additivi. Opportunità interessanti si aprono nei reparti R&D, nella sperimentazione di campo e nelle attività di regulatory affairs.

5. Economia circolare e valorizzazione dei sottoprodotti

I mangimi sostenibili sono un pilastro delle filiere circolari, dove scarti e sottoprodotti di un settore diventano risorsa per un altro.

Alcuni esempi:

  • uso di residui della trasformazione alimentare (panifici, birrifici, industrie olearie) come ingredienti per mangimi;
  • valorizzazione di biomasse non edibili per l’uomo tramite insetti o fermentazione microbica, trasformandole in proteine animali;
  • integrazione fra allevamento e coltivazioni (digestato, letami e liquami come fertilizzanti organici per le colture che producono materie prime per i mangimi).

Comprendere la logica dell’economia circolare e saper progettare filiere integrate è un’abilità chiave per chi vuole operare in consulenza strategica, progettazione di filiera e sviluppo territoriale legato alla bioeconomia.

Sbocchi professionali nel settore dei mangimi sostenibili

La rapida evoluzione delle normative ambientali, le richieste della GDO e dei consumatori e le strategie europee (come il Green Deal e la strategia Farm to Fork) stanno generando una domanda crescente di professionisti specializzati in nutrizione animale sostenibile.

Di seguito alcuni sbocchi professionali particolarmente rilevanti per i giovani laureati.

Nutritionist e formulatore di mangimi

Il nutrizionista animale o formulatore di mangimi è la figura responsabile della progettazione delle razioni e dei prodotti mangimistici. In chiave sostenibile, le sue competenze si ampliano per includere:

  • valutazione dell’impatto ambientale delle diete (LCA, carbon e water footprint delle razioni);
  • uso di ingredienti alternativi e locali mantenendo performance e qualità delle produzioni;
  • integrazione di dati zootecnici e ambientali nei software di formulazione.

Lavora tipicamente in aziende mangimistiche, cooperative di allevatori, gruppi agroalimentari integrati, ma anche come consulente libero professionista altamente specializzato.

R&D specialist in aziende di mangimi e additivi

Le aree di ricerca e sviluppo stanno investendo in nuove materie prime, additivi funzionali, fonti proteiche alternative e tecnologie di processo più sostenibili.

Le attività principali includono:

  • progettazione e conduzione di prove sperimentali in campo e in laboratorio;
  • sviluppo di nuovi prodotti “low impact” e supporto nella loro validazione tecnica;
  • collaborazione con università e centri di ricerca per progetti finanziati (es. Horizon Europe, bandi nazionali e regionali).

Le competenze richieste spaziano da statistica sperimentale a metodologie di prova in vivo, fino alla capacità di redigere documentazione tecnica e scientifica.

Esperto di sostenibilità di filiera e LCA

Sempre più aziende agro-zootecniche necessitano di figure capaci di misurare e comunicare l’impronta ambientale delle produzioni, compresa la fase mangimistica.

Questo profilo si occupa di:

  • analizzare l’intero ciclo di vita del prodotto (mangimi, latte, carne, uova) per identificare i punti critici;
  • proporre interventi su materie prime, formulazioni e gestione di stalla per ridurre le emissioni;
  • supportare certificazioni ambientali, bilanci di sostenibilità e strategie ESG aziendali.

È una figura trasversale che può lavorare in società di consulenza, grandi gruppi agroalimentari, organizzazioni di produttori, ma anche in organismi di certificazione e associazioni di categoria.

Project manager in progetti di bioeconomia ed economia circolare

I progetti che connettono agricoltura, allevamento, industria alimentare e gestione dei rifiuti organici sono in forte espansione e richiedono project manager con una solida base tecnico-scientifica.

Le attività tipiche possono includere:

  • progettazione di sistemi integrati di recupero sottoprodotti per uso mangimistico;
  • sviluppo di partnership tra aziende agroalimentari, allevatori, impianti di biogas e produttori di mangimi;
  • gestione di progetti finanziati su temi come bioeconomia, circular feed, valorizzazione degli scarti.

Opportunità di formazione post laurea: come specializzarsi sui mangimi sostenibili

Per posizionarsi in modo competitivo in questo settore, è utile completare la formazione di base con percorsi mirati che uniscano nutrizione animale, sostenibilità e innovazione di filiera.

Master di II livello e corsi specialistici

Diverse università e enti di formazione avanzata propongono master post laurea e corsi di alta formazione su temi come:

  • nutrizione e alimentazione animale avanzata;
  • zootecnia di precisione e digitalizzazione degli allevamenti;
  • sostenibilità delle produzioni animali e Life Cycle Assessment;
  • bioeconomia, economia circolare e gestione sostenibile delle filiere agro-zootecniche.

Nella scelta del percorso è strategico verificare la presenza di:

  • moduli specifici su mangimi sostenibili, materie prime alternative e additivi innovativi;
  • collaborazioni con aziende mangimistiche, gruppi agroalimentari, consorzi di produttori;
  • stage, project work e casi studio applicati a realtà industriali.

Competenze trasversali da sviluppare

Oltre alle conoscenze tecniche, il settore richiede un set di competenze trasversali sempre più valorizzate:

  • Data analysis e utilizzo di software specialistici per formulazione, modellistica zootecnica, analisi LCA;
  • Capacità di lettura critica della letteratura scientifica e di aggiornamento continuo su nuove materie prime e tecnologie;
  • Competenze comunicative per dialogare con allevatori, tecnici, manager e pubblica amministrazione, traducendo dati complessi in indicazioni operative;
  • Conoscenza della normativa europea in ambito mangimistico, sicurezza alimentare, benessere animale e ambiente.

Trend futuri e perché investire ora in questa specializzazione

I mangimi sostenibili non sono una moda passeggera, ma un asse strutturale della trasformazione del settore agro-zootecnico. Diversi fattori ne confermano la centralità nei prossimi anni:

  • Normativa ambientale sempre più stringente, con obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di gas serra e degli impatti sul suolo e sulle risorse idriche;
  • Richieste della filiera agroalimentare, in particolare della grande distribuzione organizzata, orientata a prodotti con minore impronta ecologica e certificazioni di sostenibilità;
  • Innovazioni tecnologiche (dalla nutrizione di precisione alle nuove fonti proteiche) che stanno ridefinendo il ruolo del nutrizionista e del tecnologo mangimistico;
  • Crescente sensibilità dei consumatori verso il benessere animale, la trasparenza di filiera e il legame tra dieta e impatto ambientale.

Investire oggi in una specializzazione sui mangimi sostenibili significa:

  • accedere a un mercato del lavoro in espansione, con profili ancora relativamente rari;
  • collaborare con aziende e istituzioni impegnate in progetti innovativi e ad alto contenuto tecnologico;
  • contribuire in modo concreto a una zootecnia più resiliente, etica e competitiva a livello internazionale.

Per i giovani laureati interessati a una carriera dinamica, che unisca competenze scientifiche, visione sistemica e impatto reale sulle filiere agroalimentari, la specializzazione sui mangimi sostenibili rappresenta una delle traiettorie più promettenti della formazione post laurea in ambito agrario e veterinario.

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