START // Chief Resilience Officer: Un Nuovo Ruolo nell'Ecosistema Aziendale

Sommario articolo

L’articolo descrive il ruolo emergente del Chief Resilience Officer, responsabile di guidare resilienza, risk management, business continuity e cyber resilience. Spiega perché le aziende lo richiedono, le responsabilità chiave, le hard e soft skill necessarie e i migliori percorsi post laurea e di carriera per i giovani che vogliono specializzarsi in resilience management.

Chi è il Chief Resilience Officer e perché è diventato strategico

Negli ultimi anni, il concetto di resilienza organizzativa è passato da tema accademico a priorità assoluta nei consigli di amministrazione. Crisi sanitarie, tensioni geopolitiche, cyber attacchi, instabilità delle supply chain e transizione digitale hanno mostrato quanto sia vulnerabile l’ecosistema aziendale tradizionale. In questo contesto è emerso un nuovo protagonista: il Chief Resilience Officer (CRO).

Il Chief Resilience Officer è il dirigente responsabile di garantire che l’organizzazione sia in grado di prevenire, assorbire, adattarsi e riprendersi da eventi avversi, continuando a operare e a generare valore. Si tratta di un ruolo trasversale che integra competenze di risk management, business continuity, cybersecurity, change management e strategia.

Per un giovane laureato o neolaureato magistrale, il ruolo di CRO rappresenta un orizzonte professionale in forte crescita, collegato a percorsi formativi avanzati in ambito management, ingegneria gestionale, economia, cybersecurity, public policy e sustainability management.

Perché le aziende hanno bisogno di un Chief Resilience Officer

La figura del Chief Resilience Officer nasce inizialmente nel settore pubblico e nelle grandi metropoli (si pensi al programma 100 Resilient Cities della Rockefeller Foundation), per poi diffondersi rapidamente nelle grandi aziende multinazionali e, progressivamente, anche in imprese di dimensioni medio-grandi.

Le dinamiche che spingono verso l’introduzione di un CRO sono diverse:

  • Aumento della complessità dei rischi: i rischi non sono più isolati (ad es. solo finanziari o solo tecnologici), ma interconnessi e spesso sistemici.
  • Digitalizzazione spinta: la dipendenza da infrastrutture digitali critiche rende l’azienda esposta a interruzioni, cyber attacchi e malfunzionamenti.
  • Regolamentazione più stringente: settori come finance, assicurazioni, energia, sanità e trasporti richiedono piani di continuità operativa e gestione del rischio sempre più sofisticati.
  • Pressione degli stakeholder: clienti, investitori e partner si aspettano che l’azienda sia in grado di garantire continuità, affidabilità e capacità di adattamento.
  • ESG e sostenibilità: la resilienza entra a pieno titolo nei framework ESG (Environmental, Social, Governance) come elemento di governance e gestione del rischio di lungo periodo.
La resilienza non è più solo capacità di reagire a un’emergenza, ma abilità strutturale di progettare processi, organizzazioni e strategie in modo antifragile, in grado di migliorare dopo gli shock.

Cosa fa concretamente un Chief Resilience Officer

Le responsabilità di un Chief Resilience Officer variano a seconda del settore e delle dimensioni dell’impresa, ma possono essere riassunte in alcune aree chiave.

1. Governance della resilienza e allineamento strategico

Il CRO definisce il framework di resilienza aziendale, assicurando che politiche, procedure e investimenti siano coerenti con il livello di rischio che l’azienda può accettare (risk appetite). Tra le attività principali:

  • mappare i processi critici e le funzioni essenziali per il business;
  • definire ruoli e responsabilità in caso di crisi o interruzioni operative;
  • sviluppare una resilience policy integrata con la strategia aziendale;
  • riportare periodicamente al top management e al consiglio di amministrazione su rischi emergenti e stato della resilienza organizzativa.

2. Risk management e analisi degli scenari

Pur non sostituendo il tradizionale Chief Risk Officer, il CRO lavora a stretto contatto con la funzione di risk management per:

  • condurre analisi di scenario (scenario planning) su rischi operativi, tecnologici, reputazionali, climatici e geopolitici;
  • valutare l’impatto potenziale di interruzioni di forniture, blackout, attacchi informatici, crisi sanitarie, disastri naturali;
  • identificare vulnerabilità nella catena del valore e nei sistemi informativi;
  • sviluppare stress test e simulazioni di crisi per testare la capacità di risposta dell’organizzazione.

3. Business continuity e gestione delle crisi

Un’altra area centrale è la business continuity, ovvero la capacità di garantire continuità dei servizi e delle operazioni chiave. Il Chief Resilience Officer:

  • coordina la redazione e l’aggiornamento dei Business Continuity Plan (BCP);
  • supervisiona la definizione dei disaster recovery plan in collaborazione con l’IT e la cybersecurity;
  • guida il crisis management team in caso di eventi imprevisti ad alto impatto;
  • gestisce la comunicazione interna ed esterna collegata alle crisi, in raccordo con comunicazione e relazioni esterne.

4. Cyber resilience e resilienza digitale

La trasformazione digitale rende la cyber resilienza uno dei pilastri della funzione. In collaborazione con CISO (Chief Information Security Officer) e CIO (Chief Information Officer), il CRO:

  • valuta la resilienza delle infrastrutture IT e OT (Operational Technology);
  • integra la prospettiva di continuità operativa nei progetti digitali;
  • supporta la definizione di piani di risposta a incidenti informatici ad alto impatto sul business;
  • promuove programmi di formazione e sensibilizzazione del personale su sicurezza e comportamenti resilienti.

5. Cultura organizzativa e change management

La resilienza non è solo processi e tecnologie, ma soprattutto cultura aziendale. Il Chief Resilience Officer:

  • promuove una mentalità orientata alla prevenzione, all’apprendimento dagli errori e al miglioramento continuo;
  • collabora con HR e formazione per sviluppare programmi di resilience training per manager e dipendenti;
  • supporta iniziative di benessere organizzativo, gestione dello stress e resilienza individuale;
  • favorisce la collaborazione tra funzioni che tradizionalmente lavorano in silos (IT, operations, HR, compliance, comunicazione).

Competenze chiave richieste a un futuro Chief Resilience Officer

Il profilo del CRO è marcatamente multidisciplinare. Per un giovane laureato interessato a orientare il proprio percorso verso questo ruolo, è utile considerare le competenze più richieste:

Competenze tecniche (hard skills)

  • Risk management: metodologie di identificazione, analisi e valutazione dei rischi (es. ISO 31000).
  • Business continuity management: conoscenza di standard internazionali come ISO 22301 e delle logiche di BCP/DRP.
  • Cybersecurity e IT governance: basi di sicurezza informatica, data protection, norme come il GDPR e framework tipo NIST.
  • Project e process management: capacità di mappare processi critici e gestire progetti trasversali.
  • Analisi dei dati e modellazione degli scenari: uso di dati per valutare probabilità, impatti e priorità d’azione.
  • Regolamentazione di settore: normative su continuità operativa, compliance, risk reporting a seconda dell’industria.

Competenze trasversali (soft skills)

  • Leadership trasversale: capacità di influenzare senza avere sempre autorità gerarchica diretta.
  • Comunicazione efficace: saper tradurre temi complessi in messaggi chiari per il top management e per il personale operativo.
  • Pensiero sistemico: visione d’insieme, capacità di comprendere interdipendenze e conseguenze di secondo ordine.
  • Gestione dello stress e delle crisi: mantenere lucidità, prendere decisioni rapide in contesti di incertezza elevata.
  • Capacità di negoziazione: mediare tra requisiti di sicurezza, esigenze di business e vincoli economici.

Percorsi di formazione post laurea per diventare Chief Resilience Officer

Il ruolo di Chief Resilience Officer è generalmente raggiunto dopo anni di esperienza, ma è possibile impostare fin da subito un percorso di carriera mirato, scegliendo con attenzione i programmi di formazione post laurea. Di seguito alcune traiettorie formative tipiche.

Master in Risk Management e Business Continuity

Si tratta dei percorsi più direttamente collegati alla resilienza organizzativa. Un Master universitario o executive in Risk Management / Business Continuity permette di:

  • acquisire metodologie e strumenti per la gestione integrata dei rischi;
  • conoscere gli standard di riferimento (ISO 22301, ISO 31000, ISO 27001);
  • sviluppare competenze pratiche nella redazione di piani di continuità operativa e piani di crisi;
  • partecipare a simulazioni e casi aziendali su scenari di crisi reali.

Master in Cybersecurity e Cyber Resilience

Per chi proviene da percorsi in informatica, ingegneria, matematica o discipline STEM, i Master in cybersecurity con focus su cyber resilience rappresentano un ottimo punto di ingresso verso ruoli legati alla resilienza digitale. Consentono di:

  • approfondire architetture sicure, gestione degli incidenti, threat intelligence;
  • comprendere l’impatto dei cyber rischi su processi di business e supply chain;
  • collaborare con figure manageriali per trasformare requisiti tecnici in politiche di resilienza aziendale.

Master in Management, Ingegneria Gestionale e Innovation Management

Per laureati in discipline economiche, giuridiche, sociali o ingegneristiche, i Master in General Management, Ingegneria Gestionale e Innovation Management offrono una visione ampia dei processi aziendali e del cambiamento organizzativo. In ottica Chief Resilience Officer:

  • forniscono strumenti di analisi strategica e organizzativa;
  • allenano alla gestione di progetti complessi e di trasformazione digitale;
  • introducono spesso moduli su risk governance, compliance e sostenibilità.

Master in Public Policy, Urban Governance e Resilienza delle città

Per chi è interessato al ruolo di CRO nel settore pubblico o nelle grandi città, sono particolarmente indicati i Master in Politiche Pubbliche, Urban Governance, Resilienza Urbana e Climate Adaptation. Questi corsi:

  • affrontano i temi della resilienza infrastrutturale, sociale e climatica;
  • preparano a interagire con una molteplicità di stakeholder (enti pubblici, cittadini, imprese, ONG);
  • sviluppano competenze in progettazione e gestione di programmi complessi a livello territoriale.

Certificazioni professionali e percorsi complementari

Oltre ai Master, sono sempre più apprezzate certificazioni internazionali che rafforzano il profilo professionale:

  • certificazioni in Business Continuity (es. CBCI, MBCI, o equivalenti);
  • certificazioni in Risk Management (es. FERMA, PMI-RMP);
  • certificazioni in Cybersecurity (es. CISSP, CISM, ISO 27001 Lead Implementer);
  • percorsi in Project Management (es. PMP, PRINCE2) e Change Management.

Carriera e sbocchi professionali collegati al ruolo di Chief Resilience Officer

Per un neolaureato è poco realistico puntare direttamente a una posizione di Chief. Tuttavia, è possibile costruire gradualmente una carriera orientata alla resilienza, passando per ruoli intermedi ad alto potenziale di crescita.

Ruoli di ingresso e posizioni junior

  • Junior Risk Analyst / Risk Consultant: supporto nelle attività di analisi dei rischi, redazione di report, sviluppo di matrici di rischio.
  • Business Continuity Analyst: contributo alla mappatura dei processi critici, stesura dei piani di continuità, organizzazione di esercitazioni.
  • Cybersecurity Analyst / Incident Response Analyst: presidio degli aspetti di sicurezza informatica e risposta a incidenti.
  • Junior Project Manager in progetti di trasformazione digitale: gestione di iniziative che hanno un impatto sulla resilienza dei processi.
  • Analista in funzioni di compliance e governance: supporto alla conformità regolamentare, con focus sulla gestione dei rischi operativi.

Posizioni intermedie e specialistiche

Dopo alcuni anni di esperienza, la carriera può evolvere verso ruoli come:

  • Resilience Manager / Business Continuity Manager;
  • Enterprise Risk Manager o Operational Risk Manager;
  • Cyber Resilience Manager o IT Risk Manager;
  • Program Manager in progetti di trasformazione organizzativa e digitale;
  • Responsabile Governance, Risk & Compliance (GRC).

Questi ruoli costituiscono il naturale bacino di talenti da cui le aziende attingono per individuare i futuri Chief Resilience Officer.

Settori più promettenti per la figura del CRO

La domanda di competenze in resilienza è trasversale, ma alcuni settori mostrano una crescita particolarmente marcata:

  • Bancario e assicurativo: soggetti a regolamentazioni stringenti su rischio operativo e continuità dei servizi.
  • Energia, utilities e infrastrutture critiche: fortemente esposti a rischi fisici, cyber e regolatori.
  • Sanità e pharma: dove la continuità dei servizi e la sicurezza dei dati sono vitali.
  • Trasporti e logistica: focus su resilienza delle supply chain e delle infrastrutture.
  • Pubblica amministrazione e grandi città: crescente attenzione a resilienza urbana, servizi essenziali e gestione delle emergenze.
  • Tech e piattaforme digitali: dove downtime, data breach e interruzioni di servizio hanno impatti enormi su scala globale.

Come posizionarsi sul mercato del lavoro in ottica Chief Resilience Officer

Per massimizzare le opportunità di carriera in questo ambito, è utile adottare una strategia proattiva fin dai primi anni post laurea.

Strategie per giovani laureati e neolaureati

  • Scegliere un Master specializzante che unisca competenze tecniche e visione manageriale della resilienza.
  • Integrare il percorso con certificazioni riconosciute a livello internazionale, iniziando da quelle entry-level.
  • Partecipare a progetti, tesi o stage su temi di risk management, business continuity, cybersecurity, trasformazione digitale.
  • Costruire un network professionale partecipando a convegni, seminari, comunità professionali dedicate alla resilienza e al risk management.
  • Curare la propria presenza online, ad esempio pubblicando articoli o brevi analisi su casi di crisi aziendali e buone pratiche di resilienza.

Conclusioni: il Chief Resilience Officer come ruolo chiave del futuro

La figura del Chief Resilience Officer rappresenta uno dei ruoli emergenti più interessanti nell’ecosistema aziendale contemporaneo. In un contesto caratterizzato da volatilità, incertezza e complessità, la capacità di anticipare, gestire e trasformare le crisi in opportunità di miglioramento diventa un vero e proprio vantaggio competitivo.

Per i giovani laureati, investire in formazione post laurea mirata alla resilienza organizzativa significa posizionarsi su un segmento professionale ad alta domanda, con possibilità di crescita trasversale tra funzione IT, risk management, operations, strategia e governance. Percorsi di Master, certificazioni e esperienze pratiche nel mondo del risk & resilience management costituiscono oggi il modo più efficace per costruire una carriera che, nel medio-lungo periodo, può portare a ricoprire ruoli di vertice come quello di Chief Resilience Officer.

In definitiva, la resilienza non è solo una competenza tecnica, ma una nuova chiave di lettura del management e della leadership. Chi saprà svilupparla in modo strutturato, combinando formazione avanzata e esperienza sul campo, sarà tra i protagonisti delle organizzazioni del futuro.

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