Perché la ricerca è uno strumento potente di cambiamento sociale
In un contesto caratterizzato da trasformazioni rapide – crisi ambientali, disuguaglianze economiche, rivoluzione digitale, migrazioni – la ricerca rappresenta uno degli strumenti più efficaci per comprendere la realtà e orientare decisioni politiche, strategie aziendali e interventi sociali. Per un giovane laureato, scegliere di impegnarsi nella ricerca orientata al cambiamento sociale significa collocarsi al centro di questi processi, con l’obiettivo di generare impatto concreto sulle comunità e sui territori.
Contribuire al cambiamento sociale attraverso la ricerca non riguarda soltanto le scienze sociali. È un approccio interdisciplinare che riguarda economia, giurisprudenza, psicologia, ingegneria, data science, medicina, comunicazione, studi ambientali e molte altre discipline. Ciò che accomuna queste traiettorie è la volontà di produrre conoscenza utile, applicabile e condivisibile con gli attori sociali: istituzioni, imprese, organizzazioni non profit, cittadini.
Che cos’è la ricerca per il cambiamento sociale
Con l’espressione ricerca per il cambiamento sociale si indica quell’insieme di attività di indagine che non si limitano a descrivere la realtà, ma mirano a:
- identificare problemi sociali (disuguaglianze, esclusione, povertà educativa, impatti ambientali, discriminazioni, ecc.);
- comprendere le cause profonde e le dinamiche che li alimentano;
- sviluppare soluzioni – politiche pubbliche, servizi, innovazioni tecnologiche e sociali – basate su evidenze;
- valutare l’impatto di programmi, progetti e riforme, per capire cosa funziona e cosa no;
- rendere disponibili i risultati a decisori, media, organizzazioni e cittadini, in modo chiaro e accessibile.
Prevale quindi una logica di ricerca applicata e di engaged research, in cui il ricercatore non è un osservatore neutrale ma un attore che dialoga con la società, mantenendo al contempo rigore metodologico e indipendenza scientifica.
Competenze chiave per fare ricerca con impatto sociale
Per un giovane laureato interessato a contribuire al cambiamento sociale, non basta la buona volontà. È necessario sviluppare un set di competenze tecniche, trasversali e valoriali che rendano la ricerca solida, credibile e realmente utile.
Competenze metodologiche
Le competenze metodologiche sono il fondamento di qualsiasi percorso di ricerca. Tra le più rilevanti per l’impatto sociale troviamo:
- Metodi quantitativi: statistica descrittiva e inferenziale, analisi dei dati, econometria, data science, utilizzo di software come R, Stata, SPSS, Python. Essenziali per analizzare grandi dataset, valutare policy, misurare impatti.
- Metodi qualitativi: interviste in profondità, focus group, osservazione partecipante, etnografia, analisi del discorso. Fondamentali per comprendere vissuti, narrazioni e dinamiche culturali alla base dei fenomeni sociali.
- Metodologie miste (mixed methods): integrazione di dati quantitativi e qualitativi per produrre analisi più ricche e sfaccettate, particolarmente utili in contesti complessi.
- Valutazione di impatto: disegni sperimentali e quasi-sperimentali (RCT, difference-in-differences, regression discontinuity), indicatori di outcome e output, teorie del cambiamento. Cruciali per misurare l’efficacia di programmi sociali e politiche pubbliche.
Competenze trasversali
La ricerca per il cambiamento sociale richiede anche solide competenze trasversali:
- Capacità di comunicazione: saper tradurre dati complessi in messaggi chiari per pubblici non specialisti (decisori politici, operatori sociali, cittadini, media).
- Lavoro interdisciplinare: collaborare con professionisti di altri ambiti (giuristi, ingegneri, sociologi, economisti, psicologi, informatici) per affrontare i problemi da più angolature.
- Gestione di progetto: pianificare tempi, budget, deliverable, coordinare team e partner, rendicontare le attività – competenze sempre più richieste in bandi nazionali ed europei.
- Networking: costruire relazioni con università, centri di ricerca, enti pubblici, ONG, imprese sociali, fondazioni.
Dimensione etica e responsabilità
La ricerca che punta al cambiamento sociale si misura anche sulla sua responsabilità etica. Ciò implica:
- rispetto della privacy e della dignità dei partecipanti alla ricerca;
- trasparenza nei metodi utilizzati e nei limiti dei risultati;
- attenzione alle possibili conseguenze delle raccomandazioni prodotte;
- impegno a evitare distorsioni, stereotipi e utilizzi impropri dei dati.
Una ricerca eticamente solida è più credibile, più facilmente finanziabile e più capace di generare fiducia negli attori sociali coinvolti.
Percorsi di formazione post laurea per diventare ricercatori del cambiamento
Dopo la laurea, chi desidera orientare la propria carriera verso il cambiamento sociale attraverso la ricerca può scegliere tra diversi percorsi formativi. La scelta dipende dagli interessi disciplinari, dal livello di specializzazione desiderato e dal tipo di impatto che si vuole generare (più accademico, più operativo, più istituzionale o più orientato al terzo settore).
Master di I e II livello
I master post laurea sono una via privilegiata per acquisire competenze pratiche e rapidamente spendibili nel mercato del lavoro. In quest’ottica, risultano particolarmente rilevanti:
- Master in metodi di ricerca sociale e valutazione: focalizzati su metodi quantitativi e qualitativi, data analysis, valutazione di politiche pubbliche e programmi sociali.
- Master in politiche pubbliche e sociali: dedicati alla progettazione, implementazione e analisi delle policy, con un forte orientamento all’evidenza empirica.
- Master in cooperazione internazionale e sviluppo: per lavorare su temi di sviluppo sostenibile, diritti umani, migrazioni, con forte componente di ricerca applicata sul campo.
- Master in data science per il settore pubblico e il non profit: mirati all’uso avanzato dei dati per orientare strategie e decisioni di enti pubblici, fondazioni, ONG.
Un master ben progettato include generalmente laboratori applicativi, project work e tirocini presso enti di ricerca, amministrazioni pubbliche, organizzazioni internazionali o realtà del terzo settore, creando un collegamento immediato tra formazione e pratica professionale.
Dottorato di ricerca
Per chi desidera un ruolo più strutturato nella comunità scientifica, il dottorato di ricerca rappresenta il percorso principale. Consente di:
- approfondire un tema specifico con grande autonomia scientifica;
- sviluppare competenze metodologiche di alto livello;
- collaborare a progetti nazionali e internazionali;
- costruire un profilo competitivo per carriere accademiche, ma anche per posizioni di responsabilità in istituzioni e organizzazioni.
Negli ultimi anni, molti programmi di dottorato si sono orientati verso temi di impresa sociale, innovazione sociale, sostenibilità, inclusione, promuovendo progetti di ricerca co-progettati con partner esterni (enti locali, ONG, aziende). Questo modello permette di coniugare rigore accademico e impatto sociale diretto.
Corsi di specializzazione e formazione continua
Accanto a master e dottorati, sono sempre più diffusi corsi brevi di specializzazione su competenze chiave per la ricerca sociale:
- corsi avanzati in statistica applicata e data analysis;
- laboratori di metodi qualitativi e analisi narrativa;
- formazione sulla progettazione europea e la gestione di progetti Horizon Europe, Erasmus+, ecc.;
- corsi su strumenti software (R, Python, QGIS, NVivo, Atlas.ti, ecc.).
Questa formazione può essere particolarmente utile per aggiornare il proprio profilo e renderlo più competitivo in funzione dei bisogni emergenti del mercato del lavoro legato alla ricerca con impatto sociale.
Ambiti e settori in cui la ricerca genera cambiamento sociale
La ricerca orientata al cambiamento sociale trova spazio in una pluralità di settori. Per i giovani laureati è importante conoscere le principali aree di applicazione per orientare meglio scelte formative e professionali.
Pubblica amministrazione e policy making
I governi nazionali, le regioni e i comuni hanno sempre più bisogno di evidenze empiriche per progettare e valutare politiche su:
- welfare e inclusione sociale;
- istruzione e formazione;
- lavoro e politiche attive;
- ambiente, energia e mobilità sostenibile;
- sanità e salute pubblica;
- rigenerazione urbana e coesione territoriale.
In questo contesto, i profili con competenze in analisi dati, valutazione di impatto e progettazione di politiche possono trovare spazio in:
- unità di ricerca interne alle amministrazioni;
- osservatori territoriali;
- agenzie regionali;
- centri di documentazione e studi a servizio delle istituzioni.
Terzo settore, ONG e imprese sociali
Organizzazioni non governative, associazioni, cooperative sociali e imprese sociali sono sempre più chiamate a dimostrare l’efficacia dei loro interventi a finanziatori pubblici e privati.
Qui la ricerca diventa uno strumento per:
- mappare bisogni sociali emergenti sui territori;
- progettare servizi innovativi;
- valutare progetti educativi, di inclusione lavorativa, di supporto a persone vulnerabili;
- rendicontare l’impatto sociale (anche in ottica di social impact assessment e social return on investment).
I giovani ricercatori possono lavorare come project officer, responsabili monitoraggio e valutazione, analisti di impatto, spesso in stretta collaborazione con università e centri di ricerca.
Fondazioni, centri studi e think tank
Fondazioni bancarie, fondazioni di impresa, centri studi e think tank svolgono un ruolo cruciale nel:
- produrre analisi su temi sociali ed economici;
- influenzare l’agenda pubblica e il dibattito politico;
- finanziare e coordinare progetti di innovazione sociale.
In queste realtà, i profili di ricercatore, analista di politiche pubbliche, research officer lavorano su report, policy brief, studi di fattibilità e iniziative sperimentali, spesso con l’obiettivo espresso di orientare scelte legislative o strategie di investimento a impatto sociale.
Impresa for profit e responsabilità sociale
Anche il settore privato riconosce sempre di più il valore della ricerca per il cambiamento sociale, in particolare in relazione a:
- ESG (Environmental, Social, Governance) e sostenibilità;
- relazioni con la comunità e stakeholder engagement;
- innovazione di prodotto e di processo orientata all’impatto;
- sviluppo di strategie di corporate social responsibility.
In questo ambito, ricercatori con competenze sociali, economiche e statistiche possono contribuire a analisi di scenario, studi di impatto, monitoraggio di indicatori ESG, collaborando con funzioni HR, sustainability, marketing e innovazione.
Sbocchi professionali per chi fa ricerca orientata al cambiamento sociale
Per i giovani laureati, uno dei principali interrogativi riguarda gli sbocchi professionali. Impegnarsi nella ricerca con finalità sociali apre un ventaglio di possibilità, sia nel mondo accademico sia in quello extra-accademico.
Carriera accademica e ricerca universitaria
La carriera accademica rimane una delle strade principali per chi vuole dedicarsi stabilmente alla ricerca. I passaggi tipici prevedono:
- dottorato di ricerca;
- assegni di ricerca e borse post-doc;
- posizioni di ricercatore, professore associato e ordinario.
All’interno dell’università, è possibile specializzarsi in linee di ricerca ad alto impatto sociale, partecipare a progetti europei e internazionali, collaborare con enti pubblici e organizzazioni del territorio, e contribuire anche alla formazione di nuove generazioni di professionisti sensibili ai temi della giustizia sociale e della sostenibilità.
Ricercatore in enti pubblici e organismi internazionali
Molti enti pubblici (ISTAT, INAPP, ARPA, ASL, regioni, comuni) e organismi internazionali (ONU, UNESCO, OMS, OCSE, UE) impiegano ricercatori per analizzare dati, valutare politiche, elaborare raccomandazioni.
In questi contesti, i ricercatori:
- lavorano in team multidisciplinari;
- gestiscono progetti di ampio respiro, spesso su scala nazionale o globale;
- producono report, studi comparativi, linee guida per i decisori politici.
Ricerca applicata in centri studi, fondazioni e società di consulenza
I centri studi privati, le società di consulenza e le fondazioni rappresentano un ambito in forte crescita per la ricerca sociale applicata. Qui i professionisti:
- supportano enti pubblici e privati nella progettazione di interventi;
- realizzano analisi di contesto e di fattibilità;
- curano monitoraggio e valutazione di programmi complessi;
- producono dossier, analisi di impatto, studi prospettici.
Si tratta di contesti particolarmente dinamici, dove la capacità di trasformare i risultati della ricerca in raccomandazioni operative è una competenza altamente valorizzata.
Professioni emergenti legate all’impatto sociale
L’attenzione crescente all’impatto sociale sta facendo emergere nuove figure professionali ibride, a cavallo tra ricerca, strategia e gestione:
- Impact analyst nelle fondazioni e nei fondi di investimento a impatto;
- Data scientist per il sociale, specializzato in analisi di dati socio-economici, sanitari, ambientali;
- Policy analyst in organizzazioni nazionali e internazionali;
- Research & Innovation manager in imprese sociali e aziende orientate alla sostenibilità.
Come iniziare: passi concreti per giovani laureati
Per trasformare l’interesse per il cambiamento sociale in un concreto percorso di carriera nella ricerca, è utile procedere per passi strutturati.
- Definire un’area di interesse: disuguaglianze educative, migrazioni, innovazione sociale, ambiente, salute pubblica, politiche urbane, digital divide… Una prima focalizzazione aiuta a orientare scelte formative e di tirocinio.
- Rafforzare le competenze metodologiche: individuare master, corsi o moduli che potenzino metodi quantitativi, qualitativi e capacità di valutazione di impatto.
- Fare esperienza sul campo: partecipare come tirocinanti o volontari a progetti di ricerca, osservatori territoriali, ONG, centri studi; queste esperienze sono spesso decisive in termini di rete di contatti e orientamento professionale.
- Costruire un portfolio: raccogliere tesi, project work, rapporti di ricerca, articoli, presentazioni a convegni; un portfolio ben organizzato rende visibile la propria capacità di generare valore attraverso la ricerca.
- Coltivare il networking: partecipare a seminari, conferenze, webinar; seguire comunità professionali e gruppi tematici; utilizzare piattaforme come LinkedIn e ResearchGate per entrare in contatto con ricercatori e professionisti dell’impatto sociale.
Conclusioni: la ricerca come scelta di carriera e di responsabilità
Scegliere di contribuire al cambiamento sociale attraverso la ricerca non significa solo optare per una determinata professione, ma assumere una precisa postura nei confronti della realtà: quella di chi vuole comprenderla in profondità per trasformarla, mettendo competenze scientifiche al servizio del bene comune.
Grazie all’ampia offerta di percorsi di formazione post laurea – master, dottorati, scuole di specializzazione, corsi avanzati – i giovani laureati hanno oggi la possibilità di costruire profili professionali solidi, capaci di dialogare con istituzioni, imprese e società civile. Allo stesso tempo, la crescente attenzione di enti pubblici, terzo settore, fondazioni e imprese alla valutazione di impatto e alle evidenze empiriche apre spazi occupazionali concreti e diversificati.
Investire nella propria formazione come ricercatori del cambiamento significa dunque conciliarsi con un duplice obiettivo: costruire una carriera qualificata e stabile, e partecipare in modo attivo e responsabile alla costruzione di società più giuste, inclusive e sostenibili.