START // Economia circolare: strumenti e strategie per manager aziendali

Sommario articolo

L’articolo mostra come l’economia circolare sia una leva competitiva per le imprese e un’opportunità di carriera per i giovani laureati. Descrive competenze chiave, strumenti operativi, strategie per le diverse funzioni aziendali, percorsi post laurea e nuovi profili professionali legati alla transizione sostenibile.

Economia circolare: una leva strategica per i manager aziendali

L’economia circolare non è più solo un tema di responsabilità sociale, ma una vera e propria strategia di competitività per le imprese. La crescente pressione normativa, le aspettative degli investitori in tema di ESG (Environmental, Social, Governance) e la sensibilità dei consumatori rendono fondamentale ripensare modelli di business, processi e prodotti in chiave circolare.

Per i giovani laureati e per chi si sta affacciando a ruoli manageriali, sviluppare competenze in economia circolare significa posizionarsi su uno dei campi più dinamici e richiesti nel mercato del lavoro, con sbocchi in azienda, nella consulenza, nelle startup e nelle istituzioni.

Questo articolo approfondisce strumenti, strategie e percorsi formativi utili ai futuri manager aziendali che vogliono guidare la transizione verso modelli di economia circolare.

Competenze chiave per i manager nell’economia circolare

Per gestire con successo progetti di economia circolare in azienda, non basta la sensibilità ambientale: servono competenze integrate, che combinino strategia, tecnica e gestione del cambiamento.

Competenze strategiche e di business

  • Capacità di analizzare il modello di business e identificare opportunità di creazione di valore attraverso il riuso, la riparazione, il remanufacturing e i servizi.
  • Comprensione delle leve economiche dell’economia circolare: riduzione dei costi di approvvigionamento, ottimizzazione dei flussi di materia, nuove fonti di ricavo da servizi e prodotti ricondizionati.
  • Allineamento con la strategia ESG e con gli obiettivi di sostenibilità aziendali (net-zero, riduzione rifiuti, decarbonizzazione della supply chain).

Competenze tecnico-ambientali

  • Conoscenza dei principali strumenti di analisi ambientale: Life Cycle Assessment (LCA), carbon footprint, water footprint.
  • Comprensione delle tecnologie per il riciclo e il recupero, dei materiali innovativi e delle logiche di eco-design.
  • Capacità di leggere bilanci ambientali e dati tecnici relativi a consumi, scarti, emissioni.

Competenze economico-finanziarie

  • Valutazione della redditività di progetti circolari (business case, payback period, ROI, TCO – Total Cost of Ownership).
  • Conoscenza dei meccanismi di finanziamento green: green bond, sustainability-linked loans, incentivi pubblici per la transizione ecologica.
  • Integrazione di KPI di economia circolare nel controllo di gestione.

Competenze normative e di reporting

  • Conoscenza del quadro regolatorio europeo: Green Deal, Circular Economy Action Plan, tassonomia UE, direttive su rifiuti, imballaggi e responsabilità estesa del produttore.
  • Familiarità con gli standard di rendicontazione di sostenibilità (GRI, ESRS, CSRD) e con i criteri ESG richiesti da investitori e banche.
  • Capacità di supportare la redazione di bilanci di sostenibilità e report integrati.

Soft skills e change management

  • Gestione del cambiamento organizzativo e dei conflitti interni.
  • Capacità di coinvolgere funzioni diverse (acquisti, produzione, marketing, finance, HR) in progetti trasversali.
  • Orientamento all’innovazione, pensiero sistemico e problem solving complesso.

Un manager dell’economia circolare è, prima di tutto, un facilitatore del cambiamento, capace di trasformare vincoli normativi e ambientali in opportunità di business.

Strumenti operativi per applicare l’economia circolare in azienda

I manager aziendali che si occupano di economia circolare devono padroneggiare una serie di strumenti metodologici per analizzare i flussi di materia, ripensare il ciclo di vita del prodotto e misurare le performance.

Mappatura dei flussi di materia e analisi di circolarità

Il punto di partenza è capire come circolano materiali ed energia all’interno e all’esterno dell’azienda:

  • Material Flow Analysis (MFA): analisi quantitativa dei flussi di input (materie prime, semilavorati, energia) e output (prodotti, scarti, emissioni).
  • Value chain mapping: mappatura della filiera dalla fornitura di materie prime al fine vita del prodotto, per individuare criticità e opportunità di chiusura dei cicli.
  • Analisi del potenziale di riuso e riciclo dei materiali impiegati.

Life Cycle Assessment (LCA) e eco-design

La Life Cycle Assessment è uno degli strumenti più rilevanti per i manager che vogliono applicare l’economia circolare in modo strutturato:

  • Valuta gli impatti ambientali di un prodotto o servizio lungo tutto il ciclo di vita (dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento).
  • Permette di comparare diverse soluzioni progettuali e individuare quelle più performanti dal punto di vista ambientale.
  • Supporta decisioni di eco-design: scelta di materiali riciclabili, modularità del prodotto, facilità di riparazione e aggiornamento.

La formazione post laurea in questo ambito include spesso moduli dedicati alla LCA con l’uso di software specialistici (ad es. SimaPro, GaBi) e casi studio aziendali.

Modelli di business circolari

Tra le principali strategie che un manager può valutare rientrano:

  • Product-as-a-Service (PaaS): il cliente non acquista il prodotto, ma ne utilizza le funzionalità attraverso un canone (leasing, noleggio, pay-per-use). L’azienda mantiene la proprietà del bene e ha interesse a progettarlo durevole, riparabile e aggiornabile.
  • Sharing economy: piattaforme che favoriscono la condivisione di beni o spazi (mobilità condivisa, co-working, sharing di attrezzature industriali).
  • Remanufacturing e refurbishment: recupero, rigenerazione e re-immissione sul mercato di prodotti o componenti, con garanzie equivalenti al nuovo.
  • Take-back schemes: sistemi di ritiro a fine vita del prodotto per favorire il riutilizzo di componenti o il riciclo dei materiali.

I percorsi formativi avanzati in economia circolare propongono spesso laboratori di progettazione di modelli di business circolari, integrando strumenti come il Circular Business Model Canvas.

Indicatori e KPI di economia circolare

Per gestire progetti e strategie servono KPI chiari e misurabili, tra cui:

  • Material Circularity Indicator (MCI): misura la circolarità dei flussi di materiali a livello di prodotto o portafoglio.
  • Percentuale di materie prime seconde utilizzate rispetto al totale.
  • Indice di recupero e riciclo degli scarti di produzione.
  • Riduzione di rifiuti per unità di prodotto o per fatturato.
  • Durata media di utilizzo del prodotto e tasso di resell / refurbishment.

Un manager formato in economia circolare è in grado di integrare questi indicatori nei sistemi di reporting aziendali e nelle dashboard direzionali.

Standard e framework internazionali

Per dialogare con stakeholder, istituzioni e mercati finanziari è essenziale conoscere gli standard di gestione e certificazione più diffusi, tra cui:

  • ISO 14001 (sistemi di gestione ambientale) e EMAS.
  • ISO 14040/44 (norme LCA).
  • Standard di reporting di sostenibilità (GRI, ESRS, TCFD).
  • Criteri della Tassonomia UE per attività economiche ecosostenibili.

Molti master post laurea in sostenibilità ed economia circolare includono moduli specifici su questi standard e preparano alle principali certificazioni di settore.

Strategie di economia circolare per le diverse funzioni aziendali

L’economia circolare è, per definizione, un approccio trasversale. I manager devono saper tradurre i principi circolari in pratiche concrete per ciascuna funzione aziendale.

Operations e supply chain

  • Ottimizzazione dei processi produttivi per ridurre scarti e consumi energetici.
  • Implementazione di closed-loop supply chain, con recupero di materiali e componenti.
  • Collaborazione con fornitori per aumentare l’uso di materiali riciclati e riciclabili.

Acquisti (procurement)

  • Introduzione di criteri di acquisto circolare: durabilità, riparabilità, possibilità di upgrade, disponibilità di pezzi di ricambio.
  • Valutazione dei fornitori in base a performance di sostenibilità e rispetto di standard ambientali.
  • Contratti che prevedono servizi anziché prodotti (ad es. noleggio di apparecchiature, illuminazione come servizio).

Ricerca e sviluppo / Progettazione prodotto

  • Progettazione modulare per facilitare riparazione, upgrade e smontaggio.
  • Uso di materiali monocomponente o facilmente separabili per agevolare il riciclo.
  • Co-progettazione con clienti e fornitori per massimizzare il valore lungo il ciclo di vita.

Marketing e vendite

  • Posizionamento dei prodotti circolari come soluzioni ad alto valore (non solo piú sostenibili, ma anche più convenienti e performanti).
  • Comunicazione trasparente per evitare il greenwashing e costruire fiducia con i clienti.
  • Sviluppo di offerte di servizi (manutenzione, ritiro a fine vita, upgrading) come driver di fidelizzazione.

Finanza e controllo di gestione

  • Valutazione degli investimenti in economia circolare con metriche dedicate.
  • Integrazione di rischi e opportunità ESG nella pianificazione finanziaria.
  • Monitoraggio dei benefici economici derivanti da efficienza delle risorse e riduzione dei rifiuti.

Risorse umane e cultura aziendale

  • Definizione di percorsi di formazione interna sull’economia circolare per tutte le funzioni.
  • Allineamento dei sistemi di incentivazione con obiettivi di sostenibilità.
  • Promozione di una cultura aziendale orientata alla innovazione responsabile.

Percorsi di formazione post laurea sull’economia circolare

Per acquisire queste competenze in modo strutturato, è strategico investire in percorsi di formazione post laurea dedicati all’economia circolare e alla gestione della sostenibilità.

Master specialistici in economia circolare e sostenibilità

I master di I e II livello rappresentano uno dei canali principali per formare futuri manager aziendali in questo ambito. In genere offrono:

  • Moduli su politiche europee per la transizione ecologica ed economia circolare.
  • Insegnamenti su strumenti quantitativi (LCA, carbon accounting, KPI di circolarità).
  • Laboratori di business model innovation in chiave circolare.
  • Casi studio aziendali e project work su progetti reali.
  • Possibilità di stage in azienda o in società di consulenza specializzate.

Per i giovani laureati, un master focalizzato sull’economia circolare può essere un acceleratore di carriera verso ruoli di sustainability specialist, circular economy analyst o project manager per l’innovazione sostenibile.

MBA e percorsi executive con focus su economia circolare

Per chi mira a ruoli manageriali più ampi, gli MBA e i master executive che integrano moduli su sostenibilità, ESG ed economia circolare consentono di:

  • Collegare la strategia aziendale alla transizione verde.
  • Confrontarsi con manager e professionisti che stanno implementando progetti circolari nelle loro aziende.
  • Sviluppare un network professionale di alto livello in ambito sustainability.

Corsi brevi, certificazioni e formazione tecnica

Accanto ai master, sono sempre più diffusi:

  • Corsi brevi su LCA, eco-design e circular product development.
  • Formazioni su standard di reporting ESG (GRI, ESRS) e rendicontazione di sostenibilità.
  • Corsi su normativa europea e strumenti di policy legati all’economia circolare.
  • Certificazioni specifiche in ambito environmental management e sostenibilità.

Questi percorsi sono particolarmente utili per aggiornare competenze tecniche e rafforzare il proprio curriculum con qualifiche riconosciute dal mercato.

Figure professionali e sbocchi di carriera nell’economia circolare

L’affermazione dell’economia circolare nelle strategie aziendali sta generando una nuova domanda di competenze e la nascita di ruoli dedicati.

Profili professionali emergenti

  • Circular Economy Manager: coordina la strategia di economia circolare all’interno dell’azienda, identifica opportunità e gestisce progetti trasversali lungo la catena del valore.
  • Sustainability / ESG Manager con focus su economia circolare: integra obiettivi circolari nel piano ESG e nel reporting di sostenibilità.
  • Supply Chain Sustainability Manager: lavora sulla filiera, selezionando fornitori, materiali e processi in ottica circolare.
  • Innovation Manager per l’economia circolare: guida lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e modelli di business circolari.
  • Consulente in economia circolare: supporta aziende, istituzioni e territori nella definizione di strategie e progetti di transizione circolare.
  • Analista ESG / sustainability analyst: elabora dati, KPI e analisi per valutare impatti e performance di iniziative circolari.

Settori con maggiore richiesta di competenze circolari

I giovani laureati con una solida formazione in economia circolare trovano spazio in diversi settori:

  • Manifatturiero e industria 4.0: automotive, elettronica, meccanica, arredamento, packaging.
  • Moda e lusso: progetti di riciclo tessile, seconde linee, piattaforme di resale e noleggio.
  • Energia e utilities: gestione dei rifiuti, valorizzazione dei residui, simbiosi industriale.
  • Agroalimentare: riduzione sprechi, valorizzazione sottoprodotti, packaging sostenibile.
  • Consulenza strategica e tecnica: società di consulenza che supportano aziende e istituzioni nella transizione circolare.
  • Pubblica amministrazione e policy: enti locali, agenzie ambientali, organismi di regolazione.

Come costruire un profilo competitivo nell’economia circolare

Per emergere in questo campo non basta conoscere i principi dell’economia circolare: è fondamentale dimostrare capacità applicative e familiarità con casi reali.

Passi concreti per giovani laureati

  • Scegliere una tesi di laurea o un progetto finale focalizzato su temi di economia circolare applicati a un settore specifico.
  • Partecipare a master e corsi post laurea che includano project work con aziende partner.
  • Cercare tirocini e stage in reparti sustainability, innovazione o operations con focus su progetti circolari.
  • Prendere parte a challenge, hackathon e call for ideas sull’economia circolare organizzati da aziende, incubatori o istituzioni.
  • Costruire un portfolio di progetti (anche accademici) da presentare in sede di colloquio.

Valorizzare competenze e risultati

È utile imparare a comunicare in modo efficace la propria esperienza nell’economia circolare, ad esempio:

  • Descrivendo in CV e profili professionali strumenti utilizzati (LCA, KPI di circolarità, analisi di filiera).
  • Quantificando, dove possibile, i risultati ottenuti (riduzione sprechi, aumento quota di materiali riciclati, efficienze nei processi).
  • Mostrando familiarità con normativa e standard rilevanti per il settore di interesse.

Conclusioni: perché investire ora nella formazione in economia circolare

L’economia circolare è destinata a diventare una competenza di base per i manager aziendali, al pari del controllo di gestione o del marketing strategico. Le imprese che sapranno integrare in modo credibile e misurabile strategie circolari saranno meglio posizionate per affrontare rischi normativi, volatilità dei prezzi delle materie prime e cambiamento delle preferenze dei consumatori.

Per i giovani laureati, investire in formazione post laurea sull’economia circolare significa:

  • accedere a ruoli professionali in forte crescita in Italia e all’estero;
  • acquisire competenze distintive, richieste da aziende, consulenze e istituzioni;
  • contribuire in modo concreto alla transizione ecologica, unendo sviluppo professionale e impatto sociale.

In un contesto in cui la sostenibilità diventa asse portante delle strategie aziendali, formarsi oggi sull’economia circolare è una scelta che può fare la differenza nella costruzione di una carriera manageriale solida, innovativa e orientata al futuro.

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