START // Accessi vascolari: tecniche di posizionamento e gestione nel contesto sanitario moderno

Sommario articolo

L’articolo illustra tipologie e indicazioni degli accessi vascolari periferici, centrali e per emodialisi, le tecniche di posizionamento (landmark, ecoguidato, Seldinger), la gestione e prevenzione delle complicanze infettive e trombotiche, e dettaglia i percorsi formativi post laurea per medici e infermieri, evidenziando opportunità di carriera e il ruolo dei Vascular Access Team.

Accessi vascolari: ruolo strategico nel sistema sanitario moderno

Gli accessi vascolari rappresentano oggi una delle competenze tecniche e cliniche più richieste in ambito ospedaliero e territoriale. Dall'emergenza-urgenza alla terapia intensiva, dall'oncologia alla nefrologia, la capacità di selezionare, posizionare e gestire correttamente un accesso vascolare è diventata un elemento chiave per la sicurezza del paziente e l'efficacia delle cure.

Per i giovani laureati in ambito sanitario (medicina, infermieristica, tecniche di radiologia, scienze infermieristiche e ostetriche, ecc.), la formazione avanzata sugli accessi vascolari costituisce una leva importante di sviluppo professionale, con impatti diretti sulla spendibilità del proprio profilo nel mercato del lavoro e sulle prospettive di carriera.

Tipologie di accessi vascolari: panoramica essenziale

Nel contesto sanitario moderno, gli accessi vascolari si classificano in base a:

  • Sede di inserzione (periferica vs centrale)
  • Durata prevista (breve, medio, lungo termine)
  • Finalità d'uso (terapia infusionale, emodialisi, nutrizione parenterale, monitoraggio emodinamico, prelievi seriati)

Accessi venosi periferici

Gli accessi venosi periferici comprendono:

  • Cateteri venosi periferici (CVP) tradizionali, a breve permanenza
  • Midline, cateteri ad inserzione periferica ma con estensione prossimale, indicati per terapie di durata intermedia
  • PICC Midline "evoluti", che coprono il gap tra accessi periferici di breve durata e centrali a lungo termine

Questi dispositivi sono ampiamente utilizzati in reparto, in day hospital e in ambito domiciliare per infusioni non particolarmente irritanti o vescicanti, con profilo di rischio inferiore rispetto agli accessi centrali.

Accessi venosi centrali

Rientrano in questa categoria:

  • Cateteri venosi centrali (CVC) tradizionali, posizionati in vena giugulare interna, succlavia o femorale
  • PICC (Peripherally Inserted Central Catheters), cateteri centrali ad inserzione periferica, oggi molto utilizzati
  • Port-a-Cath e sistemi totalmente impiantabili per terapie a lungo termine, in particolare in ambito oncologico

Gli accessi centrali sono indicati per terapie prolungate, infusioni di farmaci vescicanti o iperosmolari, nutrizione parenterale totale, monitoraggio emodinamico avanzato, accesso ripetuto al circolo venoso.

Accessi per emodialisi

In ambito nefrologico si distinguono:

  • Fistole artero-venose (FAV), considerate gold standard per l'emodialisi cronica
  • Protesi vascolari (graft) quando non è possibile creare una FAV nativa
  • Cateteri venosi centrali per dialisi, temporanei o tunnellizzati, spesso posizionati in vena giugulare interna

La gestione avanzata di questi accessi richiede competenze specifiche, fondamentali per la continuità terapeutica e la riduzione delle complicanze infettive e trombotiche.

Tecniche di posizionamento: dall'anatomia tradizionale all'ecoguida

Le tecniche di posizionamento degli accessi vascolari si sono profondamente evolute negli ultimi anni, in parallelo con l'introduzione dell'ecografia point-of-care (POCUS) e di protocolli standardizzati di sicurezza.

Tecnica "landmark" e sue limitazioni

La tecnica tradizionale "landmark" si basa su punti di repere anatomici superficiali per il reperimento del vaso. Sebbene tuttora utilizzata in alcuni contesti (soprattutto in emergenza), presenta limiti importanti:

  • Maggiore rischio di complicanze (pneumotorace, emorragie, puntura arteriosa)
  • Minore efficacia in pazienti complessi: obesi, con anatomia alterata, pazienti oncologici, politraumatizzati
  • Curve di apprendimento più ripide e risultati fortemente operatore-dipendenti

Posizionamento ecoguidato: nuovo standard di cura

L'utilizzo dell'ecografia in tempo reale per il posizionamento di accessi vascolari è oggi considerato il gold standard in numerosi contesti:

  • Maggiore sicurezza: visualizzazione diretta di vena, arteria, pleura, strutture adiacenti
  • Incremento del tasso di successo al primo tentativo, con riduzione di dolore e stress per il paziente
  • Riduzione significativa di complicanze immediate (puntura arteriosa, pneumotorace, ematomi)

Per il giovane professionista sanitario, acquisire competenza nell'uso dell'ecografo per accessi vascolari rappresenta una skill distintiva e fortemente spendibile in terapie intensive, emergenza-urgenza, anestesia e rianimazione, reparti ad alta complessità.

Tecniche specifiche: Seldinger, modificata, microintroducer

Le principali tecniche di posizionamento includono:

  • Tecnica di Seldinger classica: puntura del vaso con ago, introduzione di filo guida, dilatazione progressiva e inserimento del catetere
  • Tecnica di Seldinger modificata: varianti che utilizzano dispositivi integrati per maggiore sicurezza e controllo
  • Tecnica microintroducer: utilizzo di sistemi a basso calibro per ridurre il trauma vascolare, particolarmente utile in pazienti fragili o in accessi difficili

La padronanza di queste tecniche, integrata con l'uso dell'ecoguida, rientra ormai nei percorsi formativi avanzati rivolti sia a medici che a infermieri specializzati.

Gestione e mantenimento degli accessi vascolari

Il posizionamento è solo il primo passo: la gestione nel tempo dell'accesso vascolare è determinante per prevenire complicanze e garantire la continuità terapeutica.

Prevenzione delle infezioni correlate al catetere

Le infezioni del flusso ematico correlate ai cateteri (CRBSI) rappresentano una delle complicanze più temute. La loro prevenzione si basa su:

  • Tecnica asettica rigorosa in tutte le fasi (posizionamento, medicazioni, accessi)
  • Utilizzo di dispositivi impregnati con agenti antimicrobici o antitrombotici nei pazienti ad alto rischio
  • Scelta corretta del sito di inserzione in base al profilo di rischio
  • Formazione continua del personale su bundles di prevenzione (es. linee guida CDC, INS, ESPEN)

L'adozione di bundle strutturati per la prevenzione delle CRBSI ha dimostrato di ridurre in modo significativo tassi di infezione, giorni di degenza e costi complessivi per il sistema sanitario.

Gestione delle complicanze meccaniche e trombotiche

Tra le principali complicanze non infettive troviamo:

  • Trombosi venosa associata a catetere
  • Malfunzionamento e occlusione del lume
  • Dislocazioni, rotture, extravaso

La formazione avanzata sulla gestione include:

  • Conoscenza dei protocolli di lavaggio e lock (eparina, soluzioni citrato, lock antibatterici)
  • Monitoraggio clinico e strumentale per diagnosi precoce di trombosi
  • Procedure standard per la gestione del catetere ostruito (fibrinolitici, manovre meccaniche)

Medicazioni, materiali e standard di sicurezza

La scelta di dispositivi e materiali (cerotti, medicazioni trasparenti, sistemi di connessione needleless, valvole, prolunghe) ha un impatto diretto sulla durata e sicurezza dell'accesso. Le linee guida raccomandano:

  • Medicazioni trasparenti semipermeabili per la visualizzazione continua del sito
  • Sistemi di connessione a circuito chiuso per ridurre il rischio di contaminazione
  • Standardizzazione delle procedure di disinfezione dei set infusionale

Formazione post laurea sugli accessi vascolari

La complessità crescente dei percorsi assistenziali rende indispensabile una formazione strutturata e specialistica sugli accessi vascolari, che va oltre le basi acquisite nel percorso universitario.

Corsi avanzati per medici

Per i laureati in Medicina e Chirurgia, le opportunità di formazione includono:

  • Master e corsi di perfezionamento in Anestesia e Rianimazione, Terapia Intensiva, Medicina d'Urgenza, Oncologia, Ematologia
  • Corsi pratici su ecografia vascolare e posizionamento ecoguidato di CVC, PICC, cateteri per dialisi
  • Programmi di formazione continua (ECM) focalizzati sulla gestione delle complicanze e sull'implementazione di linee guida internazionali

Questi percorsi permettono di acquisire competenze certificabili e riconosciute, spesso prerequisite per lavorare in unità ad alta intensità di cura e per ruoli di responsabilità clinica.

Corsi avanzati e master per infermieri

Per i laureati in Infermieristica e in Scienze Infermieristiche, l'ambito degli accessi vascolari è uno dei settori a più alto potenziale di sviluppo professionale. I principali percorsi formativi includono:

  • Master universitari di I livello in Infermieristica in Area Critica, Terapia Intensiva ed Emergenza
  • Corsi specifici su:
    • Posizionamento e gestione dei PICC e Midline
    • Gestione degli accessi per nutrizione parenterale
    • Gestione infermieristica degli accessi per emodialisi
    • Prevenzione e trattamento delle complicanze infettive
  • Formazione per la creazione e gestione di Vascular Access Team (VAT) multiprofessionali

In molti contesti ospedalieri si sta affermando la figura dell'infermiere esperto in accessi vascolari, responsabile della valutazione, posizionamento (per dispositivi di sua competenza) e gestione degli accessi, con un ruolo chiave anche nella formazione interna.

Simulazione avanzata e training pratico

Un elemento centrale nei percorsi formativi moderni è l'utilizzo della simulazione ad alta fedeltà e dei modelli anatomici per esercitare:

  • Tecniche di reperimento venoso e arterioso
  • Uso dell'ecografo (ricerca del vaso, guida dell'ago, conferma del posizionamento)
  • Gestione di scenari di complicanze acute

La simulazione consente di ridurre la curva di apprendimento in sicurezza, prima del contatto con il paziente, ed è oggi considerata uno standard nei percorsi formativi post laurea di qualità.

Sbocchi professionali e opportunità di carriera

La specializzazione nell'ambito degli accessi vascolari apre una serie di opportunità di carriera sia per medici che per infermieri, in Italia e all'estero.

Per i laureati in Medicina

Per il medico, le competenze avanzate sugli accessi vascolari sono particolarmente valorizzate in:

  • Terapia intensiva e rianimazione: gestione di pazienti critici con necessità di accessi multipli e complessi
  • Anestesia: posizionamento di CVC per interventi chirurgici maggiori e monitoraggio emodinamico
  • Medicina d'urgenza e pronto soccorso: rapidità e sicurezza nell'allestimento di accessi in situazioni critiche
  • Oncologia ed ematologia: gestione a lungo termine di port, PICC e accessi per chemioterapia
  • Nefrologia: cateteri per emodialisi e accessi vascolari alternativi

Inoltre, i professionisti con alta specializzazione in accessi vascolari possono assumere ruoli di:

  • Referenti di unità operative per la gestione di linee guida e protocolli
  • Consulenti interni per casi complessi in pazienti con scarso patrimonio vascolare
  • Docenti e formatori in corsi ECM, master e percorsi aziendali

Per i laureati in Infermieristica

Per l'infermiere, l'expertise negli accessi vascolari costituisce un fattore differenziante all'interno dell'organizzazione sanitaria. Gli sbocchi principali includono:

  • Inserimento in reparti specialistici: terapia intensiva, sub-intensiva, oncologia, ematologia, nefrologia
  • Partecipazione o coordinamento di Vascular Access Team ospedalieri
  • Ruoli di infermiere referente per la terapia infusionale e la nutrizione parenterale
  • Attività in assistenza domiciliare integrata (ADI) con gestione di accessi a medio-lungo termine

Con un adeguato percorso formativo post laurea, l'infermiere può evolvere verso posizioni di advanced practice, assumendo un ruolo proattivo nella valutazione del tipo di accesso, nella scelta dei dispositivi e nella formazione dei colleghi.

Perché investire in formazione sugli accessi vascolari

Investire in una formazione specialistica sugli accessi vascolari significa:

  • Aumentare la propria occupabilità in ambito ospedaliero e territoriale
  • Accedere a reparti e unità ad alta specializzazione, spesso più stimolanti dal punto di vista professionale e scientifico
  • Partecipare attivamente ai processi di innovazione clinica (nuovi dispositivi, nuove tecniche, protocolli avanzati)
  • Contribuire in modo concreto al miglioramento degli esiti clinici e alla sicurezza dei pazienti

Nel sistema sanitario moderno, gli accessi vascolari non sono più una mera procedura tecnica, ma un ambito specialistico che richiede competenze approfondite, aggiornamento continuo e capacità di lavorare in team multidisciplinari.

Per i giovani laureati interessati a costruire un percorso professionale solido e ad alto valore aggiunto, orientarsi verso percorsi post laurea dedicati agli accessi vascolari rappresenta una scelta strategica, in linea con le esigenze reali delle strutture sanitarie e con le prospettive di evoluzione della cura del paziente complesso.

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