Enti del Terzo Settore: definizione, contesto e rilevanza economica
Negli ultimi anni gli Enti del Terzo Settore (ETS) sono passati da essere percepiti come realtà marginali e volontaristiche a rappresentare un vero e proprio motore di innovazione sociale ed economica. In un contesto caratterizzato da crisi economiche ricorrenti, trasformazioni demografiche e crescente domanda di servizi alla persona, il Terzo Settore occupa oggi una posizione strategica nell’economia moderna.
Per Terzo Settore si intende l’insieme di organizzazioni private senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. In Italia, la riforma del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017, Codice del Terzo Settore) ha riordinato la materia definendo in modo più preciso le forme organizzative, i requisiti di accesso al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e le agevolazioni previste.
Gli ETS comprendono, tra gli altri:
- Organizzazioni di volontariato (ODV)
- Associazioni di promozione sociale (APS)
- Imprese sociali e cooperative sociali
- Fondazioni ed enti filantropici
- Reti associative e altri enti non profit con finalità civiche e solidaristiche
Dal punto di vista economico, il Terzo Settore non è più solo un ambito “assistenziale”, ma un attore produttivo che genera occupazione qualificata, innovazione nei servizi e valore sociale difficilmente misurabile con i soli indicatori tradizionali di mercato.
Il ruolo degli Enti del Terzo Settore nell’economia moderna
Nel contesto dell’economia contemporanea, caratterizzata da digitalizzazione, globalizzazione e crescente complessità sociale, gli ETS svolgono alcune funzioni chiave:
1. Produzione di beni e servizi di interesse generale
Gli ETS sono fortemente attivi nella produzione di servizi di interesse generale che lo Stato, da solo, fatica a garantire in modo efficiente e capillare. Tra i settori più rilevanti:
- Assistenza socio-sanitaria e servizi alla persona
- Servizi educativi, doposcuola, orientamento e formazione
- Inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate
- Servizi culturali, ricreativi e sportivi
- Tutela dell’ambiente e gestione di beni comuni
Queste attività hanno un impatto diretto sull’occupazione giovanile qualificata, richiedendo profili con competenze manageriali, progettuali, psicologiche, pedagogiche, giuridiche e digitali.
2. Innovazione sociale e sperimentazione di nuovi modelli
Gli Enti del Terzo Settore sono spesso il luogo in cui si sperimentano nuove soluzioni ai problemi sociali che il mercato e le istituzioni pubbliche non riescono a risolvere in modo efficace. Si parla sempre più di innovazione sociale, ovvero dell’introduzione di pratiche, servizi o modelli organizzativi capaci di:
- rispondere a bisogni sociali emergenti o non soddisfatti;
- coinvolgere attivamente comunità, cittadini e stakeholder;
- generare impatto misurabile nel medio-lungo periodo.
L’innovazione sociale del Terzo Settore non consiste solo nel “fare del bene”, ma nel progettare interventi sostenibili, replicabili e misurabili, in grado di dialogare con le logiche dell’economia moderna.
3. Co-produzione di politiche pubbliche e welfare
Gli ETS non sono più semplici soggetti erogatori di servizi, ma veri partner delle pubbliche amministrazioni nella progettazione di politiche pubbliche. Attraverso strumenti come:
- co-progettazione e co-programmazione con gli enti locali;
- partenariati pubblico-privato-sociale;
- partecipazione a bandi e programmi europei;
il Terzo Settore contribuisce a definire un nuovo welfare mix in cui pubblico, privato for profit e non profit collaborano in un’ottica di efficienza ed equità.
4. Generazione di capitale sociale e coesione territoriale
Un elemento distintivo degli ETS è la capacità di generare capitale sociale: reti di fiducia, collaborazione, partecipazione attiva dei cittadini. Questi fattori, spesso ignorati dalle analisi economiche tradizionali, sono invece fondamentali per:
- prevenire conflitti e marginalità sociale;
- rafforzare il senso di comunità e appartenenza;
- attrarre investimenti e risorse sui territori;
- facilitare processi di rigenerazione urbana e sviluppo locale.
Le principali sfide per gli Enti del Terzo Settore
Nonostante il loro ruolo crescente, gli ETS si confrontano con una serie di sfide strutturali che impattano sia sulla sostenibilità delle organizzazioni, sia sulle opportunità di carriera per giovani laureati interessati a questo ambito.
1. Sostenibilità economico-finanziaria
Una delle criticità più evidenti riguarda la diversificazione delle fonti di finanziamento. Molti enti dipendono ancora in modo significativo da:
- contributi pubblici e convenzioni con enti locali;
- bandi a progetto di durata limitata;
- donazioni occasionali e raccolte fondi non strutturate.
Questo rende complessa la pianificazione nel medio-lungo periodo e può generare incertezza occupazionale. Per superare questa sfida, è necessario sviluppare competenze specifiche in:
- fundraising strategico e campagne di raccolta fondi integrate;
- sviluppo di attività economiche compatibili con la mission dell’ente;
- progettazione europea e gestione di finanziamenti complessi;
- misurazione dell’impatto sociale come leva per attrarre investitori e partner.
2. Professionalizzazione e competenze manageriali
Storicamente, molti ETS sono nati come realtà fortemente basate sul volontariato. Oggi, per operare in un’economia competitiva e regolata, è indispensabile un alto livello di professionalizzazione. Questo comporta la richiesta di figure con competenze avanzate in:
- management e amministrazione degli enti non profit;
- project management sociale;
- gestione delle risorse umane e volontarie;
- comunicazione, marketing sociale e digital strategy;
- compliance legale, fiscale e normativa specifica del Terzo Settore.
Per i giovani laureati, ciò apre interessanti sbocchi professionali, ma richiede anche percorsi di formazione post laurea mirati, in grado di coniugare competenze giuridico-economiche e sensibilità sociale.
3. Digitalizzazione e trasformazione tecnologica
La transizione digitale rappresenta una doppia sfida: da un lato offre strumenti potenti per ampliare l’impatto e migliorare l’efficienza organizzativa; dall’altro rischia di escludere quegli enti che non dispongono delle competenze o delle risorse necessarie per adeguarsi.
Gli ETS sono chiamati a investire in:
- strumenti di gestione digitale di progetti, attività e volontari;
- piattaforme per la raccolta fondi online e il crowdfunding;
- canali di comunicazione digitale (social media, newsletter, content marketing);
- sistemi di monitoraggio e valutazione dei risultati basati su dati.
Questo crea una forte domanda di profili giovani con competenze in digital marketing, data analysis, communication design applicati al sociale.
4. Governance, trasparenza e rendicontazione
La credibilità del Terzo Settore è sempre più legata alla capacità di garantire trasparenza, accountability e buona governance. La riforma italiana ha introdotto obblighi più stringenti in termini di:
- bilanci sociali e rendicontazione dell’impatto;
- tracciabilità dei flussi economici e rendicontazione pubblica;
- regole di governance interna e controllo sugli organi direttivi.
Per i giovani con formazione giuridica, economica o in ambito amministrativo-contabile, emergono così opportunità professionali legate al controllo di gestione, alla redazione del bilancio sociale e alla consulenza specialistica per ETS.
Le opportunità del Terzo Settore per i giovani laureati
Accanto alle sfide, l’evoluzione dell’economia sociale genera un ampio ventaglio di opportunità di formazione e carriera per chi desidera lavorare con e per gli Enti del Terzo Settore.
Profili professionali emergenti nel Terzo Settore
Tra le figure più richieste e in crescita si possono citare:
- Project manager del non profit
Competenze richieste: gestione del ciclo di progetto, budgeting, monitoraggio e valutazione, coordinamento team, rendicontazione verso enti finanziatori. - Fundraiser e campaign manager
Competenze richieste: strategia di fundraising, gestione donatori, corporate fundraising, grant writing, crowdfunding, digital fundraising. - Responsabile comunicazione e marketing sociale
Competenze richieste: comunicazione istituzionale, storytelling sociale, gestione social media, content marketing, relazioni con media e stakeholder. - Esperto in valutazione di impatto sociale
Competenze richieste: metodi di valutazione, indicatori qualitativi e quantitativi, teoria del cambiamento, SROI, reporting per investitori e policy maker. - Consulente legale e fiscale per ETS
Competenze richieste: normativa del Terzo Settore, diritto societario e associativo, fiscalità degli enti non commerciali, contrattualistica. - Manager di impresa sociale e cooperative
Competenze richieste: business planning, gestione economico-finanziaria, sviluppo di servizi, leadership partecipativa, gestione del personale.
Competenze trasversali strategiche
Indipendentemente dal ruolo specifico, lavorare nel Terzo Settore richiede un mix di competenze tecniche e soft skill:
- forte orientamento alla mission e ai valori etici;
- capacità di lavorare in team multidisciplinari e in rete con partner diversi;
- flessibilità, adattabilità e problem solving creativo;
- competenze interculturali e capacità di lavorare con pubblici eterogenei;
- propensione alla formazione continua e all’aggiornamento professionale.
Percorsi di formazione post laurea per il Terzo Settore
Per costruire una carriera solida e sostenibile negli ETS, è sempre più strategico investire in percorsi di formazione post laurea specificamente pensati per l’economia sociale. I principali ambiti formativi includono:
Master e corsi in Management degli Enti del Terzo Settore
I Master in Management del Terzo Settore, in Social Business o in Impresa Sociale offrono una visione integrata delle dimensioni:
- organizzativa e gestionale;
- giuridica e fiscale;
- economico-finanziaria;
- comunicativa e relazionale.
Questi percorsi sono particolarmente indicati per laureati in Economia, Giurisprudenza, Scienze politiche, Sociologia, Scienze dell’educazione, ma sono accessibili anche a profili provenienti da altre aree interessati a orientare la propria carriera verso l’.
Formazione specialistica in fundraising e progettazione
Data la crescente competizione per l’accesso ai finanziamenti, sono molto richiesti corsi dedicati a:
- Fundraising avanzato: strategie, strumenti digitali, gestione dei donatori, corporate e major donor fundraising;
- Progettazione europea e accesso ai fondi UE per il sociale, la cultura, l’innovazione;
- Progettazione sociale per bandi nazionali, regionali e di fondazioni.
Queste competenze permettono di assumere ruoli chiave nella crescita e nella sostenibilità degli ETS, aprendo percorsi di carriera sia interni agli enti sia in qualità di consulenti esterni.
Corsi in valutazione di impatto e misurazione del valore sociale
La misurazione dell’impatto sociale è un tema sempre più centrale, anche in relazione alla crescita degli investimenti ad impatto e alle richieste di trasparenza da parte di finanziatori e istituzioni. Percorsi formativi dedicati a:
- metodologie di valutazione (SROI, theory of change, outcome mapping);
- indicatori di impatto e raccolta dati;
- reporting integrato economico-sociale;
offrono un forte vantaggio competitivo a chi desidera operare in ruoli di planning, controllo e rendicontazione nel Terzo Settore.
Competenze digitali per il non profit
Infine, si stanno diffondendo percorsi formativi specifici sulle competenze digitali applicate al Terzo Settore:
- digital fundraising e crowdfunding;
- social media strategy per ETS;
- content marketing a impatto sociale;
- strumenti digitali per la gestione interna e la collaborazione.
Per i giovani laureati con inclinazione tecnologica o comunicativa, questi corsi rappresentano un’ottima porta di ingresso per ruoli ad alta responsabilità strategica.
Carriera nel Terzo Settore: prospettive e consigli operativi
Costruire una carriera nel Terzo Settore richiede un approccio strategico, che combini formazione mirata, esperienze pratiche e capacità di networking.
1. Integrare teoria e pratica
Accanto ai percorsi di formazione post laurea, è fondamentale affiancare:
- tirocini e stage presso ETS strutturati;
- esperienze di volontariato qualificato, possibilmente con ruoli di responsabilità crescente;
- partecipazione a progetti specifici (es. bandi, campagne di raccolta fondi, iniziative di innovazione sociale).
Questo consente di sviluppare una conoscenza concreta dei processi organizzativi e di arricchire il proprio portfolio professionale con risultati tangibili.
2. Specializzarsi senza perdere una visione trasversale
La complessità del Terzo Settore richiede sia profili generalisti, capaci di tenere insieme aspetti gestionali, progettuali e relazionali, sia specialisti (fundraiser, consulenti legali, digital strategist). Un percorso efficace può prevedere:
- una formazione di base ampia (es. master in management del non profit);
- successive specializzazioni verticali (fundraising, impatto sociale, digitale) in base alle proprie attitudini.
3. Curare il networking e le community professionali
Nel Terzo Settore, l’accesso alle opportunità professionali avviene spesso attraverso reti relazionali e community tematiche. È quindi utile:
- partecipare a convegni, workshop e seminari dedicati al non profit;
- iscriversi ad associazioni professionali di settore;
- mantenere una presenza attiva su piattaforme professionali (es. LinkedIn) con contenuti e progetti rilevanti.
Conclusioni: Terzo Settore come laboratorio di futuro professionale
Gli Enti del Terzo Settore sono oggi uno degli spazi più dinamici e strategici dell’economia moderna, in cui si intrecciano innovazione sociale, imprenditorialità, sostenibilità e partecipazione civica. Per i giovani laureati, rappresentano un laboratorio privilegiato in cui mettere a frutto competenze avanzate e al tempo stesso contribuire in modo concreto al benessere collettivo.
Investire in formazione post laurea specifica per il Terzo Settore – in ambito manageriale, progettuale, legale, digitale o di valutazione dell’impatto – significa posizionarsi in un mercato del lavoro in crescita, dove la richiesta di professionalità qualificate è destinata ad aumentare nei prossimi anni.
In un’epoca in cui il confine tra pubblico, privato e sociale è sempre più sfumato, gli ETS si confermano come attori chiave per la costruzione di un’economia più inclusiva, sostenibile e orientata al valore sociale. Prepararsi adeguatamente per operare in questo contesto non è solo una scelta professionale promettente, ma anche un investimento su un’idea diversa di sviluppo e di carriera, capace di coniugare realizzazione personale e impatto sulla collettività.