START // L'importanza della Psico-Oncologia Pediatrica: Sfide e Opportunità

Sommario articolo

L’articolo illustra cos’è la psico-oncologia pediatrica, il ruolo dello psicologo nel supporto a bambini, adolescenti e famiglie, le principali sfide cliniche ed etiche, le competenze richieste, i percorsi formativi consigliati e gli sbocchi lavorativi in ospedale, ricerca, terzo settore e libera professione.

L'importanza della psico-oncologia pediatrica nel percorso di cura

La psico-oncologia pediatrica è un'area altamente specialistica che integra psicologia, oncologia e pediatria per offrire supporto emotivo, relazionale e sociale ai bambini e agli adolescenti con patologie oncologiche e alle loro famiglie. Non si limita alla gestione dello stress o dell'ansia, ma accompagna l'intero percorso di cura: dalla comunicazione della diagnosi, ai trattamenti, fino al follow-up, alla riabilitazione o, nei casi più complessi, alle cure palliative pediatriche.

Per i giovani laureati in psicologia o in discipline affini, la psico-oncologia pediatrica rappresenta un ambito professionale di grande rilevanza clinica e sociale, in cui competenze specialistiche, capacità relazionali e sensibilità etica convergono in una pratica ad alto impatto sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Che cos'è la psico-oncologia pediatrica

La psico-oncologia pediatrica studia e interviene sugli effetti psicologici e psicosociali del cancro e delle malattie emato-oncologiche in età evolutiva. Si distingue dalla psico-oncologia dell'adulto perché deve tenere conto di specificità cruciali:

  • Fasi di sviluppo: il bambino e l'adolescente sono in continua crescita fisica, cognitiva ed emotiva; la malattia interferisce con tutte queste dimensioni.
  • Ruolo della famiglia: genitori, fratelli e caregiver sono parte integrante del processo di cura, sia come destinatari del supporto, sia come risorsa terapeutica.
  • Contesto scolastico e sociale: l'ospedalizzazione e i trattamenti possono alterare profondamente la frequenza scolastica, le relazioni con i pari e il senso di identità.
  • Comunicazione della diagnosi: va calibrata sull'età, sulle capacità di comprensione e sulla sensibilità del bambino, con un lavoro parallelo di sostegno ai genitori.

In questa prospettiva, lo psicologo in oncologia pediatrica collabora quotidianamente con medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, insegnanti ospedalieri e volontari, all'interno di un modello multidisciplinare e integrato di cura.

Le principali sfide cliniche ed etiche

Lavorare in psico-oncologia pediatrica significa confrontarsi con sfide complesse, che richiedono formazione avanzata e solide risorse personali.

Gestione del dolore, della paura e dell'incertezza

Bambini e adolescenti affrontano procedure invasive, effetti collaterali dei trattamenti e una quotidianità profondamente trasformata. Lo psicologo ha il compito di:

  • aiutare a dare un senso alla malattia con linguaggi e metafore adeguate all'età;
  • supportare la gestione del dolore e della paura con tecniche di rilassamento, distrazione, immaginazione guidata e interventi cognitivo-comportamentali adattati;
  • favorire l'aderenza alle cure, contenendo ansia, oppositività o ritiro;
  • gestire l'impatto della malattia sull'immagine corporea, soprattutto in preadolescenza e adolescenza.

Il supporto alla famiglia

La diagnosi oncologica di un figlio rappresenta un evento traumatico per l'intero sistema familiare. La psico-oncologia pediatrica si occupa di:

  • sostenere i genitori nella ricezione e nell'elaborazione della diagnosi;
  • accompagnarli nella comunicazione della malattia al figlio e agli eventuali fratelli;
  • prevenire e trattare disturbi d'ansia, depressione e burnout genitoriale;
  • favorire il mantenimento di ruoli e routine il più possibile funzionali.

Questioni etiche e fine vita

La psico-oncologia pediatrica incontra talvolta situazioni di prognosi infausta o di cronicità complessa. Qui lo psicologo è chiamato a:

  • partecipare a decisioni condivise su trattamenti e cure palliative;
  • curare la comunicazione tra team clinico, bambino e famiglia nel rispetto dei tempi e delle risorse di ciascuno;
  • promuovere la massima qualità di vita possibile, anche quando la guarigione non è più l'obiettivo primario;
  • sostenere l'elaborazione del lutto anticipatorio e, nei servizi che lo prevedono, offrire follow-up del lutto ai familiari.
La psico-oncologia pediatrica non ruota solo attorno alla malattia, ma alla vita del bambino: alla sua storia, ai suoi desideri, alle sue relazioni. L'obiettivo è proteggere, per quanto possibile, il suo sviluppo e la sua dignità in ogni fase del percorso.

Competenze chiave per lavorare in psico-oncologia pediatrica

Per un giovane laureato interessato a diventare psicologo in oncologia pediatrica, è fondamentale sviluppare un mix di competenze teoriche, cliniche e trasversali:

  • Conoscenze di base in oncologia pediatrica: principali patologie, protocolli di cura, fasi della malattia, effetti collaterali.
  • Psicologia dello sviluppo: tappe evolutive, psicopatologia dell'età evolutiva, attaccamento, sviluppo emotivo e cognitivo.
  • Psicologia della salute e psico-traumatologia: modelli di adattamento alla malattia, coping, resilienza, trauma.
  • Competenze comunicative avanzate: colloquio con bambini di età diverse, con adolescenti, con genitori in crisi, lavoro di mediazione tra famiglia e équipe medica.
  • Capacità di lavoro in team multidisciplinare: integrazione con medici, infermieri, educatori, fisioterapisti, assistenti sociali.
  • Gestione dello stress e prevenzione del burnout: supervisione clinica, auto-riflessione, cura di sé.

Percorsi di formazione in psico-oncologia pediatrica

L'accesso alla psico-oncologia pediatrica richiede una formazione articolata e stratificata. Di seguito una panoramica dei passaggi principali per chi, dopo la laurea, voglia orientare la propria carriera in questa direzione.

1. Formazione di base

  • Laurea magistrale in Psicologia: preferibilmente in indirizzo clinico, dello sviluppo o della salute, con esami opzionali in psicologia ospedaliera, psicologia pediatrica o psicologia dell'emergenza e del trauma.
  • Tirocini pre- e post-lauream: è consigliabile cercare collocazioni in ospedali pediatrici, reparti di oncologia o ematologia pediatrica, servizi di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, servizi di psicologia ospedaliera.
  • Esame di Stato e iscrizione all'Albo: passaggio necessario per esercitare la professione di psicologo.

2. Specializzazione post laurea

Per lavorare a pieno titolo come clinico in ambito ospedaliero è spesso richiesta una formazione post laurea strutturata:

  • Scuole di specializzazione in psicoterapia: orientamenti cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico o integrato possono essere declinati nel lavoro in psico-oncologia pediatrica, a patto di sviluppare moduli o tesi specifiche sull'oncologia pediatrica e la malattia grave in età evolutiva.
  • Master universitari in psico-oncologia o psiconcologia pediatrica: percorsi di I o II livello che offrono competenze specifiche su valutazione, interventi psicologici, organizzazione dei servizi e lavoro di rete.
  • Corsi di perfezionamento in psicologia pediatrica e psicologia ospedaliera: utili per acquisire una visione più ampia della psicologia in ambito medico-chirurgico.

3. Formazione continua ed ECM

In un contesto in continua evoluzione come quello oncologico, è fondamentale mantenere aggiornate le proprie competenze tramite:

  • congressi e convegni su psico-oncologia, pediatria, cure palliative pediatriche;
  • corsi ECM su comunicazione in oncologia, gestione del dolore, trauma e resilienza in età evolutiva;
  • supervisioni cliniche di gruppo e individuali;
  • partecipazione a gruppi di ricerca o progetti clinici sperimentali in psico-oncologia pediatrica.

Sbocchi professionali in psico-oncologia pediatrica

La psico-oncologia pediatrica offre diverse opportunità di inserimento, sia nel pubblico che nel privato sociale, con ruoli che possono combinare attività clinica, ricerca, formazione e coordinamento di progetti.

1. Ospedali e reparti di oncologia pediatrica

Lo sbocco più diretto per uno psicologo formato in psico-oncologia pediatrica è l'inserimento in:

  • unità operative di onco-ematologia pediatrica;
  • servizi di psicologia ospedaliera che supportano l'area pediatrica;
  • day hospital e ambulatori dedicati al follow-up dei piccoli pazienti oncologici.

In questi contesti, lo psicologo si occupa di:

  • colloqui di valutazione psicologica con bambini, adolescenti e genitori;
  • interventi individuali, di coppia genitoriale e familiari;
  • gruppi di supporto per genitori o fratelli;
  • interventi in reparto, in camera sterile o in day hospital;
  • formazione e supporto psicologico al personale sanitario.

2. Istituti di ricerca e università

Un altro ambito in crescita è la ricerca in psico-oncologia pediatrica, che studia l'impatto psicologico delle malattie oncologiche, l'efficacia degli interventi psicologici e i fattori di rischio e protezione. Le opportunità includono:

  • dottorati di ricerca in psicologia della salute, psicologia clinica o scienze biomediche;
  • borse di studio e assegni di ricerca su progetti di psico-oncologia pediatrica;
  • collaborazioni con registri tumori pediatrici e studi multicentrici.

3. Terzo settore e associazionismo

Numerose associazioni di volontariato e fondazioni attive nell'oncologia pediatrica offrono opportunità professionali per psicologi, in particolare per:

  • progetti di sostegno psicologico domiciliare o territoriale;
  • interventi di reinserimento scolastico e sociale;
  • programmi di supporto alle famiglie nei periodi post-dimissione;
  • campi estivi e attività ricreative protette per bambini e ragazzi in cura o in follow-up.

4. Libera professione e consulenza

Con un'adeguata esperienza ospedaliera e una formazione specifica, è possibile lavorare anche come libero professionista:

  • offrendo percorsi di psicoterapia per ex pazienti oncologici pediatrici che affrontano conseguenze psicologiche a lungo termine;
  • seguendo genitori e fratelli che hanno vissuto l'esperienza oncologica di un familiare;
  • collaborando come consulenti esterni con scuole, servizi territoriali e associazioni.

Una giornata tipo dello psicologo in oncologia pediatrica

Sebbene ogni contesto abbia le proprie specificità, una tipica giornata di lavoro in un reparto di onco-ematologia pediatrica può includere:

  • Riunione d'équipe mattutina con medici, infermieri e altri professionisti per condividere le informazioni sui pazienti e programmare gli interventi.
  • Valutazioni psicologiche di nuovi pazienti e delle loro famiglie al momento della diagnosi o dell'ingresso in reparto.
  • Colloqui individuali con bambini e adolescenti in degenza, modulando tempi, linguaggi e strumenti (gioco, disegno, storie, tecniche narrative) in base all'età.
  • Incontri con i genitori per supportare la gestione emotiva, l'aderenza alle cure e la comunicazione con il figlio.
  • Attività di coordinamento con l'équipe scolastica ospedaliera, i servizi territoriali e le associazioni.
  • Documentazione clinica e reportistica necessarie al lavoro in struttura pubblica o convenzionata.
  • Supervisione (quando prevista) o momenti di confronto clinico con colleghi psicologi.

Opportunità di carriera e prospettive future

La domanda di psicologi esperti in psico-oncologia pediatrica è destinata a crescere, in linea con diversi trend:

  • aumento dei tassi di sopravvivenza in oncologia pediatrica e, di conseguenza, necessità di follow-up psicosociali a lungo termine;
  • maggiore attenzione istituzionale agli aspetti psicosociali della cura e alla qualità di vita dei pazienti;
  • sviluppo di linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) che includono in modo strutturato l'intervento psicologico;
  • diffusione di interventi digitali (tele-consulto, tele-psicologia, app di supporto) affiancati alla presa in carico tradizionale.

Per un giovane laureato, questo significa possibilità di sviluppo di carriere ibride, che combinano attività clinica in reparto, ricerca applicata, progettazione di servizi innovativi e formazione di altri operatori.

Come iniziare un percorso in psico-oncologia pediatrica

Per orientare concretamente la propria carriera verso la psico-oncologia pediatrica, può essere utile:

  • scegliere tesi di laurea, di specializzazione o di master su temi di oncologia pediatrica, trauma e resilienza in età evolutiva, psicologia ospedaliera;
  • candidarsi per tirocini in ospedali pediatrici o reparti di oncologia pediatrica, anche come uditori inizialmente, per conoscere dall'interno il contesto;
  • partecipare a corsi, master e scuole di specializzazione che prevedano moduli specifici in psico-oncologia;
  • mantenere una costante supervisione clinica, data la complessità emotiva e relazionale del lavoro;
  • costruire una rete professionale partecipando a congressi, gruppi di lavoro e associazioni scientifiche di riferimento.

Conclusioni

La psico-oncologia pediatrica è un ambito di frontiera della psicologia clinica e della psicologia della salute, in cui competenza, rigore scientifico e umanità si intrecciano quotidianamente. Per i giovani laureati rappresenta una straordinaria opportunità di crescita professionale, con percorsi formativi avanzati, spazi per la ricerca e prospettive di carriera sia in ambito ospedaliero sia nel privato sociale.

Scegliere di lavorare con bambini e adolescenti affetti da patologie oncologiche significa accettare una sfida impegnativa, ma anche contribuire in modo concreto a migliorare la qualità di vita di pazienti e famiglie in momenti di estrema vulnerabilità. Investire in una formazione specifica in psico-oncologia pediatrica è il primo passo per costruire un profilo professionale solido, riconosciuto e capace di generare un reale impatto nel sistema sanitario e nella società.

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