Governance e gestione delle emergenze: perché è cruciale per organizzazioni e istituzioni
La governance nella prevenzione e gestione delle emergenze è diventata una leva strategica fondamentale per aziende, enti pubblici, strutture sanitarie, università e organizzazioni del terzo settore. Eventi come pandemie, calamità naturali, cyber attacchi, crisi energetiche o interruzioni delle catene di fornitura hanno mostrato quanto sia essenziale disporre non solo di piani operativi, ma soprattutto di una struttura di governance solida, chiara e competente.
Per i giovani laureati, questo scenario apre spazi professionali molto interessanti: le organizzazioni sono alla ricerca di profili in grado di integrare competenze tecniche, gestionali e normative per contribuire a costruire sistemi di governance resilienti, capaci di prevenire, gestire e imparare dalle emergenze.
Cosa si intende per governance delle emergenze
Con il termine governance delle emergenze si indica l’insieme di regole, processi decisionali, responsabilità, strumenti e relazioni che permettono a un’organizzazione di:
- prevenire o ridurre la probabilità che si verifichi un evento critico;
- rispondere in modo tempestivo e coordinato quando l’emergenza si manifesta;
- garantire la continuità operativa delle funzioni essenziali;
- tutelare persone, asset, dati e reputazione;
- apprendere dall’evento per migliorare in modo continuo sistemi e procedure.
Non si tratta quindi di un semplice piano di emergenza statico, ma di un sistema di governance che integra policy, organi decisionali, ruoli di responsabilità, processi di monitoraggio del rischio e strumenti di coordinamento interno ed esterno.
L’importanza strategica della governance nella prevenzione delle emergenze
La prevenzione è la dimensione spesso meno visibile ma più strategica della gestione delle emergenze. Una governance efficace permette di spostare il focus dalla reazione al rischio alla sua anticipazione e alla riduzione della vulnerabilità.
Dalla cultura della reazione alla cultura della prevenzione
Ancora oggi molte organizzazioni intervengono in modo significativo solo dopo che si è verificato un incidente o una crisi. Una buona governance, invece, promuove una cultura della prevenzione attraverso:
- analisi sistematica dei rischi (risk assessment), che coinvolge tutte le funzioni aziendali e considera scenari diversi: rischi operativi, informatici, reputazionali, ambientali, sanitari, legali;
- valutazione dell’impatto (Business Impact Analysis) per capire quali processi sono critici e quanto l’organizzazione può tollerare un’interruzione prima di subire danni gravi;
- definizione di policy e procedure preventive, integrate nei processi quotidiani (sicurezza sul lavoro, protezione dei dati, gestione degli accessi, controllo dei fornitori, manutenzione, formazione periodica);
- monitoraggio continuo degli indicatori di rischio e dei near-miss (eventi mancati), per cogliere segnali deboli e intervenire prima che si trasformino in emergenze.
Il ruolo della leadership e degli organi di governo
La prevenzione non può essere demandata soltanto a una funzione tecnica (es. sicurezza, IT, HSE). Una governance solida richiede il coinvolgimento diretto di:
- Consiglio di Amministrazione o organo di vertice, che definisce le priorità strategiche e approva le politiche di gestione del rischio;
- Top management, che traduce gli indirizzi in piani operativi, budget, responsabilità e indicatori di performance;
- Funzioni di controllo (risk management, compliance, internal audit), che verificano l’adeguatezza del sistema di prevenzione e segnalano criticità;
- Responsabili di funzione, che integrano le misure preventive nei processi quotidiani e assicurano che i team siano formati e sensibilizzati.
Una governance efficace delle emergenze non si limita a “spegnere incendi”: costruisce nel tempo la resilienza organizzativa, trasformando ogni crisi potenziale in un’occasione per rafforzare processi, competenze e capacità decisionali.
Gestione delle emergenze: struttura di governance, ruoli e processi
Quando un evento critico si manifesta, la differenza tra una crisi gestita in modo efficace e una crisi che degenera dipende in larga misura dalla chiarezza della governance. Chi decide cosa? Chi coordina chi? Quali sono le priorità? Quali flussi informativi devono essere attivati e in che tempi?
Componenti chiave di una governance per le emergenze
Una struttura di governance efficace nella gestione delle emergenze include tipicamente:
- Comitato di crisi (Crisis Management Team), composto dalle principali figure apicali (direzione generale, operations, HR, legale, IT, comunicazione, sicurezza, ecc.), con il compito di assumere decisioni strategiche e coordinare la risposta complessiva;
- Unità operative dedicate alla gestione tattico-operativa dell’emergenza (emergency response team, business continuity team, incident response team, in ambito IT);
- Funzione di comunicazione di crisi, interna ed esterna, per garantire messaggi chiari, coerenti e tempestivi verso dipendenti, stakeholder, istituzioni, media;
- Procedure e piani formalizzati (piano di emergenza, piano di evacuazione, piano di continuità operativa, disaster recovery plan, piano pandemico, ecc.), periodicamente aggiornati e testati;
- Sistemi di monitoraggio e allerta, che consentono di rilevare rapidamente l’evento critico e attivare i meccanismi di risposta predefiniti.
Processo di gestione di un’emergenza
Sebbene ogni organizzazione e ogni settore abbiano specificità proprie, è possibile individuare alcune fasi tipiche del processo di emergency management:
- Rilevazione e allerta: identificazione dell’evento e attivazione tempestiva dei canali di comunicazione interni;
- Valutazione iniziale: analisi rapida della gravità dell’evento, delle aree coinvolte, dei rischi per persone, asset e continuità operativa;
- Attivazione del comitato di crisi e delle unità operative preposte;
- Definizione delle priorità: tutela delle persone, messa in sicurezza degli impianti, protezione dei dati, salvaguardia delle funzioni essenziali;
- Implementazione delle azioni previste dai piani (evacuazione, attivazione siti di backup, lavoro da remoto, riconfigurazione dei servizi, ecc.);
- Comunicazione continua con stakeholder interni ed esterni;
- Monitoraggio dell’evoluzione dell’evento e adattamento delle decisioni;
- Chiusura dell’emergenza e avvio della fase di ritorno alla normalità;
- Analisi post-evento (lessons learned) per individuare criticità, migliorare piani e procedure, rafforzare la governance.
Il quadro normativo e gli standard: un driver per la governance
La crescente attenzione alla gestione del rischio e delle emergenze è supportata da un quadro normativo e regolatorio in continua evoluzione. Per i giovani laureati, conoscere questi riferimenti significa aumentare la propria occupabilità in ruoli di governance, compliance, risk management ed emergency management.
Norme, linee guida e standard di riferimento
Tra i principali riferimenti normativi e standard internazionali, a seconda dei settori, possiamo citare:
- ISO 22301 sulla Business Continuity Management, che definisce i requisiti per un sistema di gestione della continuità operativa;
- ISO 31000 sulla gestione del rischio, che fornisce principi e linee guida per integrare il risk management nella governance aziendale;
- Normative su sicurezza sul lavoro, salute e sicurezza (es. D.Lgs. 81/08 in Italia), che richiedono piani di emergenza, valutazioni dei rischi e formazione del personale;
- Regolamenti in ambito cybersecurity e protezione dei dati (es. GDPR, direttive NIS), che includono obblighi di gestione di incidenti e violazioni;
- Linee guida e piani nazionali e regionali di protezione civile, di prevenzione delle calamità naturali e di gestione delle emergenze sanitarie;
- Normative di settore (sanitario, finanziario, energia, trasporti, infrastrutture critiche) che impongono requisiti specifici di risk governance e continuità del servizio.
Una governance efficace deve quindi saper coniugare conformità normativa e reale capacità operativa, evitando sia il mero formalismo documentale, sia una gestione improvvisata e non allineata alle best practice.
Competenze chiave per lavorare nella governance delle emergenze
La crescente complessità del contesto e il ruolo strategico della governance aprono interessanti sbocchi professionali per profili post laurea. Non si tratta di ruoli esclusivamente tecnici o operativi: la gestione delle emergenze richiede figure in grado di muoversi tra strategia, organizzazione, normativa, comunicazione e tecnologia.
Competenze tecniche
- Risk management: metodi di identificazione, analisi e valutazione dei rischi; mappe dei rischi; indicatori di early warning;
- Business continuity & crisis management: conoscenza di framework, standard e best practice per continuità operativa e gestione delle crisi;
- Conoscenze normative e di compliance nei settori di riferimento (sicurezza, privacy, IT, ambiente, sanità, finanza, ecc.);
- Strumenti digitali per il monitoraggio in tempo reale, la gestione degli incidenti, la comunicazione in emergenza, l’analisi dei dati;
- Metodologie di project management, utili per progettare, implementare e migliorare sistemi di governance complessi.
Competenze trasversali
- Capacità di decisione in contesti di incertezza, con informazioni incomplete e pressioni temporali elevate;
- Comunicazione efficace, soprattutto in situazioni di crisi, verso interlocutori diversi (top management, dipendenti, media, istituzioni);
- Leadership e gestione dei team, in particolare quando si devono coordinare gruppi multidisciplinari;
- Pensiero sistemico e capacità di comprendere le interdipendenze tra processi, tecnologie, persone e contesto esterno;
- Resilienza personale e gestione dello stress, fondamentali per operare in modo lucido in situazioni critiche.
Opportunità di formazione post laurea
Per i giovani laureati interessati a specializzarsi nella governance della prevenzione e gestione delle emergenze, l’offerta formativa post laurea è in forte crescita, sia in ambito universitario sia presso scuole di management, enti di formazione e organismi professionali.
Master e corsi di specializzazione
Tra le opportunità formative più rilevanti troviamo:
- Master in Risk Management e Enterprise Risk Management, che forniscono una visione integrata dei rischi aziendali e della loro gestione a livello di governance;
- Master in Business Continuity, Crisis & Disaster Management, focalizzati su progettazione e gestione di piani di continuità operativa e risposta alle emergenze;
- Master in Sicurezza, Protezione civile e Gestione delle emergenze, spesso promossi in collaborazione con enti pubblici, forze dell’ordine, servizi sanitari e protezione civile;
- Corsi executive sulla governance dei rischi, sul crisis communication management e sulla cyber resilience;
- Programmi interfunzionali (ad esempio in ambito sanitario, logistico, energetico) che includono moduli specifici su continuità operativa e gestione delle emergenze di settore.
Certificazioni professionali
Accanto ai percorsi accademici, assumono un peso crescente le certificazioni professionali riconosciute a livello internazionale, come:
- certificazioni in ambito Business Continuity (es. CBCI, certificazioni basate su ISO 22301);
- certificazioni in Risk Management (es. RMP, CRM, o certificazioni rilasciate da associazioni professionali di risk manager);
- certificazioni in project management (es. PMP, PRINCE2), utili per gestire progetti complessi legati all’implementazione di sistemi di governance delle emergenze;
- certificazioni specifiche in ambito cybersecurity e incident response per chi orienta la propria carriera sulle emergenze digitali.
Sbocchi professionali e prospettive di carriera
La crescente esposizione ai rischi e la necessità di strutturare sistemi di governance robusti stanno generando una domanda di professionisti specializzati in prevenzione e gestione delle emergenze in diversi contesti organizzativi.
Ruoli emergenti in azienda
Nei contesti aziendali, soprattutto nelle medie e grandi imprese, troviamo ruoli quali:
- Risk Manager o Enterprise Risk Manager, responsabile della mappatura e gestione integrata dei rischi a livello di governance;
- Business Continuity Manager, che progetta e coordina i piani di continuità operativa e il loro allineamento con la strategia aziendale;
- Crisis Manager o Coordinator, che supporta il top management nella gestione delle situazioni critiche e nella pianificazione delle risposte;
- Responsabile sicurezza e prevenzione (HSE Manager, Security Manager), con competenze estese anche alla dimensione organizzativa e di governance delle emergenze;
- Information Security & Incident Response Manager, focalizzato sulle emergenze digitali e sulla resilienza dei sistemi informativi.
Opportunità nel settore pubblico e nel terzo settore
Anche il settore pubblico, le strutture sanitarie, le università e il terzo settore stanno rafforzando la propria capacità di governance delle emergenze. Si aprono quindi spazi per:
- figure di coordinamento delle emergenze in enti locali, regioni, protezione civile;
- ruoli di risk & emergency officer in ospedali, aziende sanitarie e strutture socio-sanitarie;
- responsabili di piani di resilienza organizzativa nelle università e nei centri di ricerca;
- consulenti in governance, risk & compliance che supportano enti pubblici e non profit nella definizione di strategie di prevenzione e gestione delle crisi.
Carriere ibride e consulenza
Molti professionisti costruiscono carriere ibride, combinando competenze in governance delle emergenze con specializzazioni settoriali (sanitario, ingegneria, informatica, diritto, economia). Questo profilo ibrido è particolarmente richiesto nella consulenza manageriale, dove le aziende cercano partner in grado di integrare strategia, organizzazione, tecnologia e compliance.
Come prepararsi a una carriera nella governance della prevenzione e gestione delle emergenze
Per un giovane laureato che desideri intraprendere questo percorso, alcuni passi strategici possono fare la differenza:
- Costruire una solida base teorica attraverso un master o un corso di specializzazione focalizzato su risk management, business continuity o crisis management;
- Acquisire competenze pratiche tramite stage, tirocini e progetti in azienda o in enti pubblici, partecipando a esercitazioni, simulazioni e piani di emergenza;
- Ottenere certificazioni mirate che valorizzino il profilo sul mercato del lavoro e attestino competenze riconosciute a livello internazionale;
- Mantenersi aggiornati sulle evoluzioni normative, sugli standard e sulle best practice, anche tramite associazioni professionali e community specializzate;
- Curare le soft skill (comunicazione, leadership, problem solving, gestione dello stress), che sono spesso determinanti nei ruoli legati alla gestione delle emergenze.
Conclusioni: la governance come motore di resilienza e opportunità professionale
La governance nella prevenzione e gestione delle emergenze non è più un tema di nicchia o esclusivamente tecnico: è diventata una dimensione centrale della strategia e della sostenibilità di qualsiasi organizzazione. In un contesto caratterizzato da incertezza, interdipendenze globali e rischi crescenti, disporre di un sistema di governance robusto significa proteggere il valore, garantire la continuità dei servizi essenziali e salvaguardare la fiducia degli stakeholder.
Per i giovani laureati, investire in formazione post laurea su questi temi rappresenta una scelta strategica: consente di collocarsi in un’area professionale in forte sviluppo, con sbocchi diversificati in azienda, nelle istituzioni, nella sanità, nella consulenza e nel terzo settore. Acquisire competenze nella governance delle emergenze significa contribuire in modo concreto alla costruzione di organizzazioni e comunità più resilienti, sicure e sostenibili.