START // Superare l'esame professionale di Stato: Consigli per i futuri giornalisti

Sommario articolo

L’articolo spiega perché l’esame di Stato è decisivo per diventare giornalista professionista, illustra praticantato, scuole e master, struttura di prove scritte e orali, consigli di studio e competenze digitali, e descrive i principali sbocchi lavorativi nel giornalismo e nella comunicazione dopo l’abilitazione.

Perché l’esame di Stato è lo snodo decisivo per la carriera giornalistica

Per un giovane laureato che sogna di lavorare nel mondo dell’informazione, superare l’esame professionale di Stato da giornalista rappresenta un passaggio cruciale. Non si tratta solo di conseguire un titolo formale: l’abilitazione professionale è il punto di arrivo di un percorso di formazione e, allo stesso tempo, il punto di partenza per costruire una carriera solida nel giornalismo, sia tradizionale sia digitale.

L’esame di idoneità professionale per l’iscrizione all’Albo dei giornalisti professionisti è disciplinato dall’Ordine dei Giornalisti e si svolge con cadenza regolare a livello nazionale. Comprenderne bene struttura, requisiti e criteri di valutazione è essenziale per pianificare al meglio il proprio percorso post laurea e aumentare le possibilità di successo.

Praticantato, master, scuole di giornalismo: come arrivare preparati all’esame

L’accesso all’esame professionale non è libero: è necessario dimostrare un percorso di praticantato riconosciuto dall’Ordine. Qui entrano in gioco le principali opportunità di formazione post laurea per chi vuole diventare giornalista professionista.

Il praticantato tradizionale in redazione

La via classica prevede l’assunzione o la collaborazione continuativa presso una testata registrata, con il riconoscimento formale dello status di praticante da parte dell’Ordine regionale. In genere:

  • il periodo di praticantato dura almeno 18 mesi;
  • è richiesto un impegno quotidiano, con attività di redazione, scrittura, editing e lavoro sul campo;
  • il praticante è seguito da giornalisti professionisti che ne supervisionano la crescita.

Questa strada consente di entrare subito nella realtà concreta di una redazione, imparando sul campo linguaggi, ritmi produttivi e dinamiche interne. È però una soluzione spesso competitiva, non sempre facile da ottenere subito dopo la laurea, e fortemente dipendente dal tessuto editoriale territoriale.

Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine

In alternativa (o in parallelo) esistono le scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti, spesso organizzate in collaborazione con università o grandi gruppi editoriali. Frequentare una di queste scuole:

  • consente di assolvere al praticantato in forma integrata con la formazione;
  • offre un programma strutturato che copre giornalismo scritto, radiofonico, televisivo e digitale;
  • mette in contatto con professionisti del settore e possibili datori di lavoro;
  • garantisce spesso tirocini in redazione durante il percorso di studi.

Per un giovane laureato, la scuola di giornalismo può rappresentare la scelta più coerente se si desidera una formazione post laurea completa e guidata, con una forte attenzione alle nuove competenze richieste dal mercato (data journalism, social media, storytelling multimediale, SEO, video e podcasting).

Master universitari e percorsi specialistici

Accanto alle scuole riconosciute dall’Ordine, molte università propongono master di I e II livello in giornalismo e comunicazione. Non sempre questi percorsi valgono come praticantato, ma possono:

  • rafforzare la preparazione teorica (diritto dell’informazione, deontologia, storia del giornalismo);
  • sviluppare competenze trasversali molto richieste (content marketing, comunicazione digitale, gestione dei social media);
  • aprire sbocchi professionali ibridi tra giornalismo, comunicazione istituzionale e corporate, uffici stampa, PR e digital media.

L’ideale, in termini di occupabilità e prospettive di carriera, è combinare l’esperienza pratica in redazione con una formazione avanzata che permetta di posizionarsi non solo come giornalista, ma come professionista dell’informazione e dei contenuti in senso ampio.

Struttura dell’esame di Stato per giornalisti professionisti

Sebbene le modalità possano subire aggiornamenti nel tempo, l’esame di idoneità professionale per giornalisti professionisti mantiene una struttura di base articolata in più prove. Conoscerla in anticipo è fondamentale per impostare una strategia di preparazione efficace.

Prove scritte

Le prove scritte mirano a valutare non solo la padronanza della lingua italiana, ma anche le competenze professionali e la capacità di trattare l’attualità in modo corretto, approfondito e deontologicamente irreprensibile. Tipicamente includono:

  • Redazione di un articolo (di cronaca, politica, economia o attualità generale), spesso sulla base di un dossier di documenti, agenzie e materiali da selezionare e rielaborare.
  • Prova di sintesi e riscrittura, per verificare la capacità di organizzare informazioni complesse in un testo chiaro e coerente.
  • Quesiti su norme e deontologia, con particolare attenzione alla legge sull’editoria, alla disciplina dell’Ordine, alla privacy, al diritto di cronaca e di critica.

Il successo in queste prove richiede allenamento, ma anche un’impostazione metodologica: imparare a gestire il tempo, a selezionare le informazioni davvero rilevanti, a titolare in modo efficace e a mantenere uno stile nitido e professionale.

Prova orale

L’orale rappresenta il momento in cui la Commissione valuta in modo globale il candidato, non solo sul piano nozionistico ma anche su quello professionale, etico e motivazionale. Generalmente l’esame orale verte su:

  • deontologia professionale e casi pratici (gestione delle fonti, tutela dei minori, conflitti d’interesse, rapporto con la pubblicità);
  • normativa di settore (ordinamento della professione giornalistica, diritti e doveri, segreto professionale);
  • attualità nazionale e internazionale, con richiami a politica, economia, società, cultura e nuove tecnologie;
  • eventuale discussione dell’esperienza di praticantato e del proprio percorso formativo.
Prepararsi all’orale significa saper argomentare, dimostrare padronanza critica dei temi, mostrare consapevolezza del ruolo del giornalista in una democrazia e della responsabilità che comporta.

Consigli operativi per superare l’esame professionale di Stato

Il superamento dell’esame non dipende solo dalla preparazione teorica, ma da un mix di competenze, metodo e allenamento. Di seguito alcuni consigli pratici pensati per i futuri giornalisti in uscita da percorsi universitari e post laurea.

1. Costruire una solida cultura generale (prima ancora delle tecniche)

La cultura generale resta il vero capitale di un giornalista. Per arrivare all’esame in modo competitivo è utile:

  • seguire quotidianamente più testate, non solo italiane ma anche internazionali;
  • approfondire temi di politica, economia, diritto, ambiente, digitale e geopolitica;
  • leggere regolarmente saggi e report su temi di attualità strutturale (transizione ecologica, trasformazione digitale, demografia, lavoro).

Questo tipo di abitudine aumenta la capacità di contestualizzare le notizie, di offrire chiavi di lettura non banali e di affrontare con sicurezza sia le prove scritte sia l’orale.

2. Allenarsi alla scrittura giornalistica con continuità

Scrivere bene non è solo una questione di talento: è soprattutto il frutto di esercizio costante. In vista dell’esame professionale è consigliabile:

  • simulare regolarmente prove d’esame con timer, rispettando vincoli di lunghezza e consegna;
  • confrontare i propri articoli con quelli usciti sulle principali testate, analizzando scelte di taglio, struttura, titolazione;
  • farsi correggere testi da giornalisti professionisti o docenti, accettando il feedback come parte integrante del percorso.

I percorsi post laurea più avanzati integrano ormai laboratori di scrittura con simulazioni delle prove di Stato, proprio per ridurre il gap tra formazione e realtà dell’esame.

3. Studiare seriamente normativa e deontologia

Molti candidati sottovalutano la parte normativa e deontologica, concentrandosi quasi esclusivamente sulla pratica di scrittura. In realtà, conoscere a fondo:

  • la legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti;
  • il Testo unico dei doveri del giornalista e i principali codici deontologici (privacy, minori, carta di Treviso, ecc.);
  • le norme su diffamazione, segreto professionale, diritto all’oblio;

è decisivo sia per la prova scritta sia, soprattutto, per l’orale. Un giornalista professionista deve dimostrare di sapere quali sono i limiti giuridici e morali entro cui si muove la libertà di stampa.

4. Curare un profilo professionale moderno: dal digitale al personal branding

Il mercato del lavoro giornalistico è in profonda trasformazione. Parallelamente alla preparazione all’esame, è strategico investire su competenze e strumenti che aumentano l’occupabilità:

  • padronanza di strumenti digitali (CMS, SEO base, analytics, gestione social);
  • capacità di produrre contenuti multimediali (video brevi, podcast, infografiche);
  • cura del proprio portfolio online e del profilo LinkedIn, con selezione dei migliori articoli;
  • networking con redazioni, colleghi, docenti e professionisti del settore.

I programmi di formazione post laurea più evoluti integrano moduli su digital journalism, data journalism e brand journalism, preparando figure versatili e adatte alle diverse aree di mercato.

Sbocchi professionali dopo l’esame: oltre la redazione tradizionale

Superare l’esame di Stato e ottenere l’iscrizione all’Albo dei professionisti apre molteplici opportunità di carriera, non limitate alle redazioni di quotidiani o telegiornali. Il panorama degli sbocchi oggi è molto più articolato.

Redazioni giornalistiche e media tradizionali

Rimane il percorso più “classico”:

  • quotidiani nazionali e locali;
  • settimanali e mensili (generalisti e di settore);
  • radio e televisioni, con ruoli redazionali, conduzione, inviati;
  • agenzie di stampa e desk di news.

In questi contesti l’abilitazione professionale rappresenta un fattore qualificante, spesso richiesto per l’accesso a posizioni stabili e per la progressione di carriera.

Giornalismo digitale e nuove piattaforme

La transizione verso il digitale ha aperto spazi significativi per i giornalisti professionisti:

  • redazioni di testate online e portali verticali (economia, sport, cultura, tecnologia, salute, sostenibilità);
  • progetti di giornalismo investigativo e data-driven sostenuti da fondazioni o realtà no profit;
  • creazione di newsletter editoriali, blog di approfondimento, podcast giornalistici;
  • gestione di community e canali social per media e brand editoriali.

Qui risulta particolarmente premiato chi, oltre all’abilitazione, possiede competenze avanzate in SEO, audience development e storytelling multimediale.

Comunicazione istituzionale, uffici stampa e corporate

Molti giornalisti professionisti scelgono di lavorare nella comunicazione istituzionale e d’impresa:

  • uffici stampa di enti pubblici, comuni, regioni, ministeri;
  • uffici comunicazione di università, fondazioni, ONG;
  • dipartimenti di media relations in aziende private e grandi gruppi industriali;
  • agenzie di PR, relazioni pubbliche e comunicazione integrata.

In questi contesti, l’essere giornalista professionista è un fattore di credibilità e di riconoscimento formale, soprattutto quando si interagisce quotidianamente con le redazioni e il sistema dei media.

Freelance, consulenza editoriale e imprenditorialità

Il lavoro autonomo è una scelta sempre più frequente tra i giovani professionisti dell’informazione. Dopo l’esame di Stato, è possibile:

  • lavorare come freelance per più testate, in Italia e all’estero;
  • offrire servizi di consulenza editoriale e contenuti per aziende, istituzioni e agenzie;
  • lanciare progetti editoriali indipendenti (magazine digitali, podcast, canali tematici);
  • specializzarsi in nicchie ad alto valore (finanza, scienza, salute, innovazione tecnologica).

In questa prospettiva, l’abilitazione professionale diventa un elemento chiave per distinguersi in un mercato affollato e, al contempo, per accedere a tariffe più elevate e incarichi di maggiore responsabilità.

Come scegliere il percorso formativo migliore in vista dell’esame

Per chi è in fase di scelta di un master o di una scuola post laurea in giornalismo, l’esame di Stato dovrebbe rappresentare uno dei criteri di valutazione principali. Alcuni elementi da considerare:

  • Riconoscimento da parte dell’Ordine: la scuola o il master consente di avviare o completare il praticantato?
  • Presenza di moduli specifici dedicati alla preparazione alle prove di esame (simulazioni, correzioni, lezioni su normativa e deontologia).
  • Docenti e relatori: sono professionisti attivi nel mondo del giornalismo e dell’editoria?
  • Networking e placement: qual è il tasso di inserimento lavorativo degli ex allievi, e quanti hanno superato l’esame professionale?

Un percorso formativo ben progettato non solo fornisce contenuti, ma accompagna il giovane laureato in un percorso di crescita professionale integrato, dalla prima esperienza di praticantato fino all’abilitazione e all’ingresso nel mercato del lavoro.

Conclusioni: l’esame di Stato come investimento sulla propria credibilità

Superare l’esame professionale di Stato non è un traguardo formale, ma un investimento sulla propria credibilità e sul proprio futuro lavorativo. Per un giovane laureato rappresenta:

  • il riconoscimento delle competenze acquisite in anni di studio e praticantato;
  • l’accesso a maggiori opportunità di carriera nel giornalismo e nella comunicazione;
  • un vantaggio competitivo rispetto a chi opera senza abilitazione;
  • la possibilità di muoversi con maggiore autorevolezza in un ecosistema dell’informazione in continua evoluzione.

Pianificare con lucidità il proprio percorso post laurea, scegliere una formazione avanzata coerente con i propri obiettivi, allenarsi con metodo alle prove e costruire fin da subito un profilo professionale moderno sono passaggi decisivi per trasformare l’esame di Stato da ostacolo temuto a passaggio naturale verso una carriera giornalistica di qualità.

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